A scanso di equivoci, io sono un clichè.

Stavo prendendo un caffè con me stessa l’altra sera, perchè cascare di sonno alle dieci è disdicevole e poco dignitoso a trentaquattro anni, e mi stavo intrattenendo felicemente con i miei pensieri. Non che questi fossero particolarmente rosei, ma la sensazione di pienezza che avvolge le mie giornate ultimamente mi fanno sembrare tutto più passabile, più umano. Stavo facendo due calcoli, del tipo: se questo anno faccio tot, l’anno dopo posso prendermi un sabbatico e portarmi la Cecilia a vedere un pò di mondo. Oppure. Se la società viene fuori bene metto una persona al mio posto e vado finalmente a fare la fotografa – e altre boiate varie.

Ho fatto quindi il salto comparativo fra la mia vita ideale, quella che io penso di condurre, e quella reale – quella che faccio davvero: uno schiaffo a pieno viso mi ha fatto girare la nuca sul collo per dieci volte, mi sono strabuzzati gli occhi come a paperino e la conclusione é evidente: io sono un cliché. A trentaquattro anni ho scoperto come tutte che non sono così malaccio, e ho disvelato le gambe – mai messa una gonna in onorati trentanni di carriera; ho come tutte imparato i prezzi delle cose al supermercato – chiedi a una diciottenne quanto costano di questa stagione un chilo di zucchini, e sentiamo che dice; cammino nel parco la mattina e, sorpresa, incontro almeno altre cento come me; non riesco più a mettere cose che sembrino da mercatino, perchè come tutte ho lasciato alle spalle la fase tutta sostanza e poca forma, per entrare nel club di quelle che la tunica è sinonimo del monastero; sogno una vita da cantante jazz ma sono quattro anni che non canto in nessun altro posto che sia il mio studio perchè, anche qui, non ho più la faccia di chiamare persone e chiedere vuoi suonare la tuba nel mio gruppo? .

Ebbene: cheers al clichè. Salute (cheers) a noi che sghignazzavamo sulle donne che fanno yoga e ora siamo a Pilates, che inorridivamo al pensiero di avere un appuntamento fisso dall’estetista, che pensavamo che nostra madre fosse una specie di sacerdotessa del lamento perpetuo e oggi è la gamba destra e tutti e due i bracci. Cheers a chi non ha paura, un giorno, di aprire l’armadio e mettersi il golfino e la maglina della salute. Io, ancora, no.