Ai rigori. E zitte.

Cecilia McKee e Juanita de Paola

Il magnate del private banking sbarca alla mansion con al seguito la sua bellissima famiglia. Sappiamo, noi opliti, di doverci dedicare senza remissione ai fanciulli, prima di tutto, poi alla moglie, e poi – se avanza tempo – anche a lui. E’ questo il paradosso degli uomini di successo: annullano la loro umanità lavorando come cani, sacrificano i loro affetti pur di celebrarli economicamente, rimangono ragazzi cui non importa niente della guida parigina di Cartier o di fare chiudere Arnolfo per starci da soli, vogliono solo che i bambini siano felici, che la moglie li guardi con ammirazione. Parlo di donne accompagnate agli uomini e non viceversa perchè la mia esperienza di Caronte del lusso conta e conosce solo questo genere di nucleo, ma sono sicura che il discorso si possa capovolgere senza problemi.

Le regole sono ferree e tutto il potere si ha o si perde in pochi minuti. Sono ammesse alla compagna ogni genere di stravaganze – può bere il tea solo nelle porcellane svedesi, può acquistare compulsivamente ogni giorno, può scegliere una scuola steineriana per il figlio adottivo o mandare i figli naturali al circo a fare ginnastica con le tigri, ma non deve mai passare i limiti dell’orrore: non può dissentire, alzare la testa in questioni che non siano familiari o alzare il gomito in compagnia degli amici del marito. Non può sembrare troppo felice, vestirsi appariscente, dire cose spiacevoli. Esiste un’estetica della moglie appropriata che, se una riuscisse a sopportare il risultato raggiunto, potrebbe farci tutte sposare a milionari.

Nella casa e nelle situazioni familiari lei regna con la stoffa della regina di Alice, molte volte lo piega alle pattine. Lui la guarda, sospira, e dice cosa farei se non avessi te. La risposta è: tutto quello che fai ora. Difatti, quando la moglie ogni tanto fa l’errore di guardarsi allo specchio o di desiderare un’attività intellettuale che non sia la pesca benefica o il reperire yugurt biologici nella contea adiacente, lui la lascia e la dimentica in dieci giorni. La rimpiazza con una più bruttina, più magrina, molto più giovane, se possibile muta o con danni cerebrali.

La nuova protetta è accolta dagli amici (ovvio) e dalle mogli (meno ovvio) con grande calore: è la legge della jungla contemporanea, baby. La vecchia moglie balza alla cronaca come disagiata mentale, una pazza, aveva tutto – e perchè si è messa a cambiare le cose? Non ho molta tenerezza nei confronti di lei, nel senso lei è la stessa che ha trattato il gelataio come un rotolamerda, la cameriera come una serva della gleba e il cane come un cristiano; eppure la sorte che le tocca è così tremenda che viene da pigliarla sotto il braccio e consolarla: non va fatto, lei si risposerà fra poche settimane con uno degli amici del suo ex marito, e tornerà la stronza che era prima. L’ex le manderà dei fiori, la nuova moglie dell’ex le farà l’inchino quando la vede, il circolo delle amiche vecchie e nuove inviteranno a turno lei o l’altra che ha preso il suo posto, per non turbarle.

Ma finchè non si sposa sarà fettina da impanare, secchio in cui vomitare tutte le proprie frustrazioni. Sarà anche oggetto di chiacchiere sempre uguali: amore, io non sono così, io ho classe; se tu mi lasciassi sparirei dalla circolazione. E lui annuisce felice, anche perchè fra quaranta minuti si va a fare il brasiliano della reception (nella private wellness del condo tecnologico disegnato da Jade Jagger per YOO). Sorride sereno anche perchè hanno firmato un pre-nup da mutanda di ferro, sotto la supervisione della di lui madre, che ancora gli sceglie i completi per le occasioni importanti.

Queste disperate, perchè di attrici comiche in una commedia grottesca si tratta, sono sottoposte a sevizie fisiche senza fine: prima del matrimonio sono obbligate a fare analisi tout-court – sangue, feci, prevenzione tumore, anamnesi genetica – perchè questi uomini straordinari non si accoppiano con ragazzine che si rompono. Devono poi affrontare il corso di sopravvivenza impartito dalla mamma, a sua volta presenza di peso nel mondo della charity, che insegna loro come chiudere la porta in silenzio, senza fartene accorgere, quando becchi il tuo maritino in camera con qualcuna. La mamma dice sempre di non guardare chi sia lei, per non portare rancore. Poi, vero i trenta, inizia la violenza sistematica al proprio corpo – volente o inconsapevole: filler, botulino, laser. Queste ragazze cambiano pelle più volte di un pitone. Poi la liposuzione, poi la ginnastica – dura, durissima – per avere spalle magre ma forti, che spuntino bene fuori dai vestitini bon-ton. Per eliminare i segni della maternità, orrore, che deve passare come una pisciata particolarmente carica: da su a giù, senza trauma.

Amare qualcuno è difficile. Presuppone un esercizio quotidiano e ragionato sul come farsi interessare dalle chiacchiere più noiose: quelle che non ci riguardano direttamente. Ho osservato da vicino artisti famosi, banchieri di successo, artiste di fama: dopo un primo matrimonio normale, finito in tragedia, un secondo quasi riuscito (fine amichevole), hanno finalmente trovato l’anima gemella, una donna o un uomo senza alcuna personalità, completamente annullata dal proprio partner, che ascolterebbe per ore, mesi, anni, senza mai aprire bocca. Il terzo marito o la terza moglie sanno perfettamente cosa è bene fare in un rapporto di coppia amorevole e ben riuscito: stare zitti. Amare è auto mettersi in panchina per la metà della propria esistenza, e quando stai giocando una partita avvincente come quella del vivere, è proprio tanto difficile.

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