Aroma di vaniglia nel caffè.

Juany

Quando temporaneamente negli Stati Uniti, ho abbracciato con fervore gli aromi nel caffè, mi è sembrata una cosa geniale – un pò come quando ho scoperto che fuori dalla Toscana il pane conteneva sale. Quello pugliese, poi, é pura goduria sotto forma di crosta e mollica, con quella doppia consistenza piacevole, antica, che si può ripetere solo con uova di quaglia più asparagi.

Occorre amore incondizionato per quello che si mangia per tuffarsi nelle cucine straniere e divorare cose senza curarsi del domani, così pure per bere bevande che non sono ortodosse nel proprio Paese – ricordo una cola in Tanzania che ancora mi stucca in bocca. E io li amo, il mangiare e il bere, quindi ogni volta mi sottopongo a maldipancia e bocca allappata per non dover tornare a casa e dire che ho mangiato la pasta o la cotoletta, che so, al museo della Storia di Oslo.

Davanti al dispenser di caffè e di aromi, con il beccuccio della panna e le mille casseruoline di zuccheri differenti, con i biscotti appena plastificati come usa in America, gli esseri umani che versano in stato di obesità assente e le brioches che sembrano svuotate e reimpagliate, sono andata a colpo sicuro: caramello. God bless 7-eleven.

3 Comments

Comments are closed.