Attenti alle cose immonde, alle belve che pungono e al brodo

Passeggio lentamente, con i piedi gonfi e le palpebre pesanti, voglio andare a letto. Dietro l’angolo della grande casa abbandonata di pietra, appena sotto quella della signora ancora allegra, sul dirizzone che porta al bosco, vedo un corpo disteso e urlo – invece il ragazzo è ancora vivo,  guarda le stelle. Mi saluta salvesignora, e dopo poco si fa presente anche una lei, distesa vicino, ‘sera, dice, flebile come se fosse alta un metro. Sorrido di nascosto, non imbarazzo i bambini che si tengono la mano, quasi corro via con gli stivali nello zaino.

L’odore di erba tagliata è forte, la pietra sotto i piedi è calda, c’è un soffio di aria che mi devia al giardino con le lucine natalizie e l’acqua che scorre. Massima attenzione a non pestare cose immonde o bestie velenose. Da piccola guardavo la vite con il naso in su e mi è cascata una lucertola in bocca. Una volta mi sono seduta su un ragno e mi ha martoriato una mela del sedere, ci ho messo un mese e gli antibiotici a farmelo passare. Inseguendo un cane, un’altra volta, ho strusciato forte una caviglia contro un muro basso, che mi ha fatto male più di quando i lacci dei pattini a rotelle mi aprivano le piaghe nella pelle, insomma: la natura sempre matrigna.

Mi scrive un vecchio amore, chiede come sto. Rispondo bene, e tu? ma non mi interessa; si apre la forra, volano gli spiriti dei morti, le parole non finiscono più – male lui, male loro. (Chissà se mi hanno preso in giro quando ero una loro anche io)Vuoi uscire, chiede, ti va? No, non ha funzionato prima che eravamo giovani e liberi, figuriamoci ora che sei diventato un totem del dio del brodo. Mi scrive che ha nuovi progetti, che sta imboccando la via giusta, penso allora che ha cinquant’anni e forse si trova in un cimitero di montagna.

Penso a quella povera ragazza che si è sposato, ai figli, al fiato di tutti e due al mattino, alle facce lunghe come ponti tibetani, ai massaggi craniali del parrucchiere che pian piano diventano l’unico contatto piacevole attorno al cervello di una donna. A lui che esce e la lascia a casa, con il telefono e le dita di un pistolero. Continuo a trotterellare verso il giardino e penso che ci vorrebbero occhi nuovi e pianeti sconosciuti, mica solo per me.