Baby, baby, baby.

Quelli che non si sono mai innamorati di un amore sbagliato è inutile che continuino a leggere. Quelle che invece si sono dedicate anima e corpo a un uomo che non voleva crescere, quasi tutte quelle che conosco, forse troveranno un panino per il loro olio. Proprio stasera mi sono intrattenuta con Angela, che ha paura di mettere alla porta un ragazzo, che è come se non ci fosse, ma quando c’è diventa tutto nero, cupo, doloroso. Pensavo l’altro giorno, mentre aprivo la mia scatoletta da cinquanta euro di patè di fegato d’oca con etichetta scritta a mano, a quanto conti avere un buon impianto stereo nella vita. Dico: senza suboofer, acoltare i Massive Attack, è come praticare il coitus interruptus. Angela, in questo momento particolare della sua vita, è come se avesse Mezzanine e le casse da pochi euro, quelle bianche, attaccate alla testa.

Non c’è mica bisogno di avere un coltello di argento per spalmarsi il patè sul pane caldo, però lo faresti con quello di plastica da pic nic? Oltretutto sono tempi duri per i materiali non reciclabili o pricolosi per l’ambiente. Allora, Angela, se tu avessi davanti due porte: una apre su un salone, con un tavolo apparecchiato con piatti e forchette al loro posto, dico messe bene, con fiori e cristalli, e luci soffuse, e candele e pane caldo. L’altra porta si apre su una stanza vuota, con un tavolo di formica, e nessuna seggiola per stare comodi, nè acqua fresca o frutta.

Tu, Angela, dove andresti?

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