Bisogna spaccare lo specchio di Dorian Gray.

Juanita

Una giornata triste, oggi, per qualunque politico italiano che si sia tristemente trovato in una inquadratura televisiva post Steve Jobs. Dall’aspirazione, la morte che corona l’eroismo, alla magagna bottegaia, la vita che si prolunga nonostante gli accidenti di tutti. Non era Leonardo Da Vinci, come dicono, ce ne corre. Ma sicuramente è stato un visionario – non solo vedeva il futuro tecnologico, ma ci faceva un packaging roba da chiodi, un produttore-programmatore, un analista, un grafico dei migliori, un esteta. Ma più di tutto, un giocatore a lungo termine.

Si chiude il servizio sul discorso a Stanford di Jobs ed inizia il servizio sulle nozze coi fichi secchi di Berlusconi, che finalmente – davanti ad una vera controparte, davanti ad un migliore “commerciante” (ha fatto più soldi, se questo è quel che conta) peraltro molto più elegante – è sè stesso, il vecchino italiano sottratto alle carte da gioco e la badante che gli fruga nelle mutande, che si incartapecorisce secondo dopo secondo. Le leve lunghe di Jobs, smagrito, quasi morto, bianco in volto con la barba, parlano di futuro più delle guanciotte piene e tirate del povero ometto che sulle emozioni del breve termine ci ha costruito un governo. Dovrei scrivere Governo con la maiuscola, ma non mi riesce ora come da quando ho la possibilità, il privilegio, di votare – diciotto anni.

Un grande uomo d’affari che se ne va, una masnada di dannati (che fanno cordata per non essere divorati dai mosconi) che resta. Non so niente del suo privato e non mi interessa, come non mi importa che ci sia un viavai di puttane ad allietare i nostri politici: basterebbe che fra uno spogliarello e una mano morta prendessero grandi decisioni, coraggiose. Ho studiato troppa storia per non sapere che per gli uomini, chissà perchè, la gnocca diventa un trigger esistenziale man mano che acquistano potere. Invece i nostri sono piccoli, decrepiti. Sono morti svuotati dall’animo e dalla coscienza sociale. Magari fossero anche volatili. Invece sono lì e non riusciamo a smuoverli. Eppure.

Eppure basta un obituario, un servizio con la musica emotiva, con le immagini di chi ce l’ha fatta e ha pensato different, per ricordarsi che non è vero: ci siamo solo assopiti per farci passare la crisi depressiva. Ci vuole una persona degna, che si presenti bene magari, ma che soprattutto sappia quello che fa. Bisogna che arrivino le ristrettezze e che siano grandi come i sogni. Bisogna che ci facciano rivedere i sogni, a forza di mascherarli non li riconosciamo più. Ci vuole una coalizione di qualità, gente in gamba, di quelli che a fare politica ci pensano solo perchè qualcuno li convince, e non perchè ne vedono il beneficio per i parenti. E nemmeno perchè hanno un’ossessione erotica per Berlusconi – ho capito che non ti piace, nemmeno a me piace, difatti non ne parlo (quasi) mai. Ma tu, amico mio, di cosa parli? Dico, senza di lui.

E’ necessario che non siano questi, nessuno di questi, perchè si sono corrotti. Per osmosi, solo perchè stanno lì, si sono infettati – come si fa a stare dentro ad una stanza senza finestre, in un lebbrosario, senza impestarsi? Bisogna che le parole imprenditore e politico si riapproprino del loro grande significato, più umano – non esiste intelligenza senza stomaco, non è vero? Bisogna che questi signori lo facciano per un sogno, non perchè senza potere non saprebbero che fare di sè stessi. Siamo stanchi.

2 Comments

  • October 6, 2011

    Juanita de Paola

    Hahahahahahahahahahaha

  • October 6, 2011

    France

    E’ venuto a mancare un uomo formidabile, un sognatore, un innovatore, uno che ha regalato sorrisi al mondo intero..

    Ci mancherai, maestro del fil rouge…
    Guido Pancaldi R.I.P

    “trois, deux, un…. fiiiiiiii”