Caldo, come l’abbraccio che ti ho dato quella notte, sotto la pioggia, con l’impermeabile giallo.

Covo il dubbio che certe volte una storia d’amore si faccia finire solo per stare miseri e malinconici durante le feste di Natale, o per abbracciarsi di nascosto: da chi? Dagli amici, da quelli che ci hanno consigliato bene, quelli che ci hanno sostenuto durante la rottura e che per noi hanno preso appuntamenti con una serie infinita di scapoli o zitelle improponibili. Gli abbracci sbagliati, i baci erronei, l’amore che si fa sapendo che non c’è futuro sono quanto di meglio la vita ci possa offrire, specialmente in Inverno.

Quando ad esempio ci si incontra dopo un pò di tempo con uomini con cui si sia condivisa almeno una mattina di imbarazzo, ho notato che sale spontanea una gioia che è tanto più larga quanto più l’incontro è stato folle. E’ come dirsi: hai visto, non sono una signorina col colletto inamidato, io, sono rock and roll. Anche io sono capace di fare l’amore sui tetti e vivere nelle mansarde di Parigi, anche io una volta ho lasciato aperta la porta dell’hotel solo sperando di essere guardata.

Le ragazze che conosco sono tutte brave donne, eppure non ce n’è nemmeno una che non abbia dalla sua un episodio irraccontabile ad una tavola familiare ma di assoluto intrattenimento quando si sta fra gine –  ma anche quando c’è un maschio un pò pestifero, Dio li benedica tutti. Questo significa che c’è una bambina con le puntine da disegno che non vede l’ora di piazzarle sotto il culone di uno della classe, solo per il gusto di vederlo saltare, solo per la gioia di fare dispetti.

Ecco, io a trentaquattro anni suonati, ho ricominciato a fare i dispetti. E’ magnifico.