Cara Juanita, vorrei venire in Toscana, mica che la tua stanza nello studio e’ libera? Perche’ ho dei problemi con la ragazza e bla bla

“Cara Juanita, vorrei venire in Toscana, mica che la tua stanza nello studio e’ libera? Perche’ ho dei problemi con la ragazza, abbiamo preso il mutuo assieme e lei dice che si sente soffocare, magari se vengo li’ le lascio un po’ di spazio… che dici?”

Inizia cosi’ nella grande maggioranza dei casi ogni email che ricevo sulla mia casella personale. Per raggungere la totalita’ basta scambiare i generi femminile e maschile e sostituire la parola muto con matrimonio. Parenti mai conosciuti, cugini di amici di amiche, ex mogli ed ex mariti si danno appuntamento nell’unico vero Festival europeo degno di nota: il mio studio. La’, in mezzo a edizioni uniche di volumi in spagnolo, francese, inglese e persino turco, fra le fotografie dei miei cari lontani e vicini (il muro del pianto, ma anche il muro del grasso, lo chiama Erin), fra stampe delle piazze minori della Toscana e litografie originali in cornici di rara bruttezza, si riparte. Si azzera. Si trova un nuovo marito/partner, per la mia gioia – amo trovare mutande di sconosciute o calzini di ignoti in cucina o nel bagno degli ospiti, specialmente considerando che ho una figlia di tre anni.

Le storie suonano dall’esterno tutte uguali, il che ha provocato un’epifania nel mio cervello: le storie d’amore sono tutte la stessa, ripetuta all’infinito. C’e’ uno che vuole scappare e un altro che pur di non concedere la fuga si impappina in una serie di intepretazioni senza senso, di cui voglio un giorno fare una classifica, dalla meno idiota alla piu’ demente. Io stessa sono stata campionessa in tutte e due le specialita’, e poi il mio compito e’ di stare zitta e portare un tea caldo di inverno o un bicchiere di vino ghiacciato d’estate. Invidiando a morte i miei ospiti, sia perche’ in genere sono piu’ giovani ma anche perche’ non sanno che, a breve, si ritroveranno con una storia fresca fra le dita, che Mary non tornera’ – non perche’ e’ ancora confusa dalla separazione dei suoi genitori, ma piuttosto perche’ sono sei mesi che se la fa con il migliore amico del mio ospite -, e che John e’ riluttante a sposarsi non perche’  e’ molto sensibile quanto perche’ e’ gia’ sposato da dieci anni con una che si chiama Tara Ann Lynn. Ha dodici figli. E’ presbiteriano, probabilmente.

Mentre le mie ospiti donna scrivono agiografie dei loro (vedrai molto presto ex) fidanzati, farneticano e soffrono come bestie, i miei ospiti maschi passano le prime sei ore a ubriacarsi e le prossime cento a guardare culi in citta’, il che da’ luogo ad un’altra epifania: soffrire per un la fine di una storia d’amore, specialmente se l’oggetto d’amore e’ un mammifero maschio, e’ da tarate mentali. Questo non vuole dire che non sia necessario, ecco.

I miei ospiti passano giornate magnifiche, intasandomi la doccia di peli, sperperando l’acqua calda – americani e inglesi non hanno il minimo senso di un utilizzo non animale delle risorse idriche, elettriche, energetiche – , aprendo compulsivamente tutte le scatoline di mangiare che ho nel frigo, rientrando alle quattro ubriachi come cinghiali (con la piangolina) e avviando sei lavatrici al giorno. Le piu’ gentili mi lasciano venti euro per le spese e io ringrazio, sapendo che il conto che arrivera’ superera’ i 400. Nessuno mai, nemmeno per sbaglio, fa la spesa. Tutti, invece, hanno grande talento per sputare il dentifricio di bocca a cento metri di distanza. Lo scovolino del cesso: questo sconosciuto. In compenso, se andiamo fuori a cena o a bere un bcchiere di vino, puoi stare sicura che al momento del conto tutti saranno da qualche altra parte, a fare qualcosaltro. Non mi aspetto altro, daltronde ho allevato frotte di amici, fidanzati, parenti, a suon di euro sonanti dalle mie tasche, e non saprei cosa dire se provassero (giammai) ad offrirmi qualcosa.

L’esperienza finisce immancabilmente con donne gravide o in procinto di sposare qualche mio amico che, non ho mai capito perche’, non mi parla piu’ non appena il fidanzamento si fa serio, oppure con uomini che a cena le sparano grosse sull’Italia e le sue disfunzioni. Pero’, di levarsi dalle palle, le mie, nemmeno a pensarci. D’altronde e’ il destino degli italiani: accogliere e farsi sputare in faccia, non ho mai capito perche’.

(Vi amo tutti, se state leggendo, tornate quando volete)