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Portafogli aperto bocca chiusa

Diventare genitori significa avere voglia di chiudere la porta, uscire, ubriacarsi a morte, mandare a fanculo il commercialista (non le mie, angeli divini), svegliarsi in un letto sconosciuto di una citta’ latino americana mentre invece si esce, si’, per andare a fare la spesa: c’è il pollo al tre per due.

Donna, mansueta stia.

Dovranno comprovare di avere fatto beneficenza gli amici per recarsi alla cerimonia campestre. Non io, no, perchè io e F abbiamo condiviso un pochino troppo per potere essere invitata.

(Forse) arriva l’Inglese.

Ma tutto questo prenderà una piega felice, tragicamente confusionaria, entro il quindici di Novembre: saranno mutande e calzini disseminati in corridoio, lavandini intasati di peli e cotone, litigi al mattino ma come cazzo la vesti, sembra una prostituta thailandese.

Amo, spero.

Difatti quando guardo i documentari sui carcerati con le amiche – niente di meglio di mille uomini cattivi in prigione – e parlano delle donne che gli scrivono e poi ci si sposano, povere dementi, io in genere non infierisco. Mi ci sento affine.