Cento facce, una persona.

“Cento facce, una per ogni situazione”, mi rispose una volta un politico, quando gli chiesi come coordinava la sua presunta fede cattolica con le scorribande politiche (maialate, dissi) che compiva con i suoi soci, incluse gambizzazioni commerciali di avversari di corrente diversa. Pensavo allora, e penso ancora oggi, che cosi’ non vale. Ma ho pensato spesso a quella sua affermazione, confrontandola con il suo evidente successo fra le genti, ricordandomi quel suo modo di dire sempre no, dicendo si’. L’ho tenuta nel cassetto, quella lezione, come un bristol di pillole da cui ogni tanto, per uso privato e solo privato, ne piglio una. Ora, ad esempio, trovandomi in mezzo ad un gruppo di uomini di professionalita’ strardinarie, uomini di successo, uomini di capitali antichi, di eta’ non giovane davvero – conservatori, omosessuali e molto altro, ma solo per rendere l’idea – mi sono chiesta “come farai a sopravvivere qui nel mezzo per una settimana intera?”. Bene, l’unico modo e’ quello di indossare una faccia che non sia l’originale, quella di un prototipo ben accetto nella categoria dei miei compagni di viaggio: la donna anni cinquanta che si sveglia al mattino, accudisce i figli, nelle discussioni sorride amabilmente e non dice niente, cucina alla sera per tutti e si preoccupa che il salotto profumi di fiori freschi ogni mattina. Ha funzionato, sono un feticcio che ha ascendente nella testa del maschio anni quaranta, che ritrova sua madre (una ridicola proiezione di essa) nel mio volteggiare attorno al fuoco casalingo. E’ scoppiata la gara a raccontarmi dei loro fatti e, meglio ancora, a impressionarmi, a indovinare gli ingredienti che ho infilato nella torta salata ripiena alla rucola, taleggio, pomodoro (sbucciato) e basilico. Ho intravisto facce godenti quando mi sono schierata violentemente contro l’aceto balsamico e quella tendenza a rinfinocchiare i gusti con qualcosa di dolce che detesto in ogni campo, ma in particolare modo in quello enogastronomico. Non avevo dubbi: ho precedentemente recitato la parte della donna navigata con ragazzi imberbi, quella della verginella con uomini navigati, quella della esperta-nel-suo-lavoro con (troppo) giovani amministratori delegati e quella dell’allieva da favorire con grandi maestri. Quello che mi ha stupito e’ che ho goduto di questa maschera come nemmeno la realta’ sa piu’ stimolarmi, arrivando a pensare che lavorare fuori casa sia probabilmente la piu’ grande cazzata pensabile per una donna che voglia essere felice.