C’hanno rubato il nudo.

A forza di spruzzare modelle realizzate con l’autocad di olio anche quando fanno la pubblicità agli infissi, e di proporci uomini con addominali inventati, voglio dire, in posizioni dove nemmeno ci sta un muscolo, per i biscottini formato famiglia va a finire che ci hanno rubato il nudo. Ti svegli una mattina, c’è il sole, tuo marito è fuori in terrazza in un impeto primaverile ma anche giovanile che sta a petto ignudo in pantaloncino dei Chicago Bulls con una tazza del caffè in mano, senza occhiali, tu rimani estasiata quando *pam*, ti va l’occhio sui rolli di ciccia. Sui piedi buffi. Sulla barba-non-barba. Sui capelli appiccicati sulla testa. Sui rolli di ciccia (passata numero due). Sulle spalle non più così dritte. Dove è il mio adone, perchè a quello della televisione la ciccia non avanza e perchè il mio è bianco fosforescente?

Mi posso solo immaginare dove lo sguardo che percorre me si fermi attonito, quasi depresso: forse sulle gambe a ics? Sul sedere che cresce? Sui capelli appallottolati? Sul buzzino da mamma? Sui piedi gonfi la sera? Sull’occhiaia color melanzana? Ossignur. Certo, che se mi metto a sedere a bordo piscina, io non me lo vedo l’ombelico, figuriamoci se di profilo sembro un asse di legno con le tette. E non sono liscia come un caimano, nemmeno appena dopo la depilazione. E quando si tratta di mettersi in nudità, devo dire il vero, sento tutte le immagini della televisione e dei giornali che mi pressano dietro, come un falco col topo, e spero sempre che il mio compagno abbia pena di me come io ne ho di lui. Cioè. Di più.