Col pareo e l’oro alle caviglie

Juanita de Paola

Bisogna proteggere la vita a costo di rubare le ampolle di acqua santa in chiesa o accollarsi figli di quegli altri. Non abbiamo molto tempo di leggere le manovre economiche una volta che si è aderito, mani e piedi pieni di gesso e poco altro, a questa parete orrida quanto panoramica; non abbiamo nemmeno la resistenza per potere stare fermi o addirittura notare l’altrui feticismo: ci fa allegria, piuttosto, sapere che esiste.

Mamma fa le prove del suo spettacolo teatrale in casa, la ascolto e cerco e i fagiolini da sbucciare per l’Inverno. Il lavabo è immenso, questa è la casa più bella che avremo: fuori ci sono le lucertole e dietro i maiali con le galline. C’è il caco in giardino e perde quei frutti che non mangio, che sembrano palle di moccolo. 

Mamma corre di qua e di là, ha la faccia arrabbiata. Non è così quando va al teatro e si mette il costume rosso e bianco con le maniche a sbuffo: mamma dovrebbe essere un’attrice di certo. Alle prove me ne sto con la mia sorellina nella stanza coi costumi, ripetiamo più o meno quello che dicono i grandi – credo che sia notte, che sia tardi, ma questa sera ci sono le prove e possiamo stare alzate come a Natale.

Papà non fa l’attore, credo che faccia il generale dei militari perché fa sempre la guardia la notte. Ogni tanto va in questo posto chiamato Castagneto Carducci da cui mi ha riportato una bambola incredibilmente bella, che si chiama Clementina. Ha l’incarnato uguale a me, olivastro, con gli occhi neri. Ha i capelli di lana profumata, ci infilo il naso a ripetizione.

Magari avessi gli occhi azzurri come la mia migliore amica, la Monica: lei sì che è bella. Io sono marrone, come tutti quegli altri. Mamma dice che da grande se proprio voglio mi posso mettere le lenti di un colore diverso e anche tingermi i capelli e all’improvviso diventare come la fata turchina non è più questa urgenza.

Mamma sa sempre cosa dire per farmi passare quella palla d’ansia che mi piglia la pancia anche da piccina. Se lei dice che va bene, allora va bene. Non c’è verso. Quando andiamo al mercato, per esempio, io sto malissimo. Non glielo dico, ma in mezzo a quei banconi, con tutta quella gente, mi sembra di avere un cane attaccato alle caviglie che mi morde. La boutique mi piace di più, perchè ci si può sedere e non c’è quella masnada di esseri umani che pigiano e urlano – e a me le persone che urlano mi fanno schifo. Le ammazzerei tutte.

Bisogna difendere la vita stando lontani da quelli che leggono le cose per trovarci il male, quelli che si lamentano di tutto, persino quello che non succede proprio a loro. Bisogna scappare da quelli che ti condiscono tutto con l’ironia, che il creazionismo e il raziocinio sono il vero dio e gli altri dei, o gli dei degli altri, sono imbecilli: sono sempre soli, e poi gli vengono i tumori. Sembra che sappiano tutto, invece sono dei poveri Cristi, come noi, e non capiscono un benemerito ma c’hanno quell’aria di sufficienza. Se davvero avessero capito tutto aprirebbero la porta di casa e ci farebbero stare i bambini di tutto il mondo dentro. Brucerebbero la carta di credito e scoppierebbero a ridere. Sarebbero innamorati.

Io non voglio finire così, perchè io l’ironia e il sarcasmo ce l’ho dentro, di natura, e mi fanno schifo più della gente che urla: non si può sporcare la vita con gli scherzi, bisogna anche avere il coraggio di dire che una canzone è bella, che stare in vacanza è meraviglioso, che sapere suonare la chitarra è parecchio meglio che avere una Ferrari in garage, perchè ci puoi cantare con gli amici.

Mamma si è messa il pareo fine fine all’araba e il bikini, stiamo camminando verso il mare. Mamma profuma di sale e di oro, noi andiamo dietro più pianino e questi zoccoli di merda si scansano da sotto i talloni e mi ci faccio un male boia, ma perchè me li mettono sempre, senti che casino che fanno, oltretutto. Mi fanno schifo, gli zoccoli. Questi poi, con quella fibbia rossa, sono i peggiori, perchè mi stanno larghi.

Mamma cammina e si girano tutti. A lei non gliene frega nulla, vuole solo arrivare alla spiaggia prima che si può.

La guardo da dietro, io sono l’ultima e Alessandra è sempre attaccata al suo pareo, non c’è mai posto per me da quelle parti, se no ci si inciampa addosso e addio giornata: mamma odia quando siamo stupide, o inciampiamo. Comunque sembra una statua, è altissima, e quel pareo vola nel vento mentre le caviglie mandano birilluccichini da quei braccialetti che ci si mette. Ha anche lo smalto. Quando sono grande mi metto lo smalto rosso, il rossetto rosa e i brillantini sugli occhi.

Noi non abbiamo l’ombrellone. Noi abbiamo le stuoie. A mamma gli fanno schifo gli stabilimenti balneari, sono pieni di gente bianca che si grida addosso. A me mi fanno schifo quelli che urlano, figuriamoci quelli che urlano e oltretutto sono grassi e bianchi – sono quelli di Milano, ridiamo sempre, che sembrano mozzarelle.

Poi mamma dice che sono peggio quelli di Varese, e schianta a ridere quando gli fa il verso. Quella cadenza è terribile. C’avranno anche i soldi, dice, ma se stessero zitti sarebbe tanto meglio. Si riferisce in particolare a questi amici che ci portano sullo yacht , che fanno i mobili e sembra che abbiano la gotta non appena bevono un cicchetto.

Ci regalano pietre preziose da mettere in testa, sembriamo delle principesse. Alessandra di più perchè è magra e c’ha i riccioli, io invece ho il buzzo. A lei sta bene ogni cosa, anche le righe, io mi vergogno sempre.

Bisogna imparare a dire io ti benedico ai nostri figli. Bisogna pregare per i nostri genitori, anche chi non ci crede. Come me. Ma io forse ci credo, perlomeno ci provo.

Bisogna che la bellezza torni prioritaria. Bisogna che smettiate di essere così piccini, così arrabbiati, perchè fate stare male anche noi che stiamo cercando di allevare i nostri figli – quelli che abbiamo partorito e quelli che ci siamo accollati.

Bisogna che se state tutto il giorno a farvi il fegato grosso perchè hanno messo le tasse nuove oppure c’è stata una violenza sessuale e voi augurate la morte, la prigione, una fine orrenda, iniziate a capire che ci inquinate l’esistenza come solo i giustizieri sanno fare – assassini travestiti da uomini giusti. Anzi, siccome l’esistenza è peggio della sussistenza, voi proprio ci impestate la vita. Ci rovinate l’amore. E siete voi stessi buchi neri delle cose belle, violentatori del buonumore, inculatori del nostro futuro.

State nel vostro giardino a menare la rogna, non venite nel nostro quando cogliamo i fiori anche se piove, quando giochiamo a nascondino e non c’è nemmeno un posto dove nascondersi, quando facciamo la danza della pioggia e non ci riesce: è già faticoso così, ridere di nulla e di tutto, ci mancate solo voi con la vostra boria, il vostro sapere tutto.

Nel giardino mamma innaffia le bocche di leone e ci passa la manina piccola sulla testa – che mani brutte che ho, dice sempre, voi no, voi le avete lunghe – ci dice di stare attente ai bombi, le api pelose e infuriate che vivono dentro i fiori fatti a quella maniera.

E’ merenda, mamma si affaccia dalla finestra della cucina di legno e urla: bimbe, forza. A me ne tocca meno di Alessandra, qualunque cosa sia, perché lei è più magra, ma va bene lo stesso: basta mangiare. Magari potessi avere tanta Nutella. Tanto, io, quando mamma si va a riposare, so come aprire l’anta del mobile senza emettere un suono, e mi mangio tutto quello che trovo. Basta premere con forza sotto il cardine verso l’alto.

Mamma oggi ci porta dall’alimentari del signor Bio. E’ una giornata fantastica.

4 Comments

  • May 6, 2012

    cognatidigomito

    nella mia estate
    non c’era tua mamma e non c’eri tu
    ma spesso quando scrivi
    si ricollegano le sinapsi
    è un dejà vu

  • May 5, 2012

    cognatidigomito

    si deve colorare la vita con gli scherzi
    non bisogna tirar fuori ciò che uno ha in corpo è un dono, che ti fa bello riconoscibile, un marchio, si tira fuori se è un male, come la cattiveria o si butta qualcosa dentro se uno è maleducato o ignorante
    a forza di piccole brutture si insozza il mondo non con il sarcasmo
    c’è chi apre il giornale solo per veder chi sta peggio di lui, per godere di quotidiane meschinità stampate in cronaca, masturbarsi leggendo(parola grossa leggendo), guardando, di vecchi mostri e
    nuove mostruosità
    Quando si riuscirà a capire che si fa danno anche a non agire oltre che a compiere azioni sbagliate, saremo a buon punto
    buona nutellosa domenica

  • May 5, 2012

    rivisitataescorretta

    Grazie per avermi fatto rivivere e rivedere con i tuoi occhi tanti bei momenti vissuti insieme,mum