Che casino, Maria.

Maria e’ una donna affascinante (bella) sui quaranta, il viso estremamente rotondo, un corpo cosi’ strano: piccolo piccolo sulla vita, con un bel culotto a scivolo, e due gambotte allegre. Magra, tutto sommato. Posso fumare qui? perche’ ha paura di turbare i polmoni di Cecilia; ma siamo all’aria aperta, e poi io non sono una di quelle donne che non ricordano i vizi. Vai vai le dico. Maria e’ ricca di natura, non si chiama Maria e ci siamo conosciute in piazza, da una parte, un giorno. Parla piano, agitando le mani in aria come una bambina, (…) Poi uno di ripiego, con cui c’ho due bimbi, maschi, fatti uno in fila all’altro. Mi picchiava, ma solo quando pigliava l’eroina e io, figlia di (…), mi so comprata il cerone. Poi piangevo, quasi svenivo, in camera mia abbracciata ai due, avevo ‘na paura che me li portassero via, che lui me l’ammazzasse.. Poi so’ diventati grandi, e non mi parlano ora, credo che mi odino perche’ non l’ho difesi da quella bruttura. Avrei dovuto lasciare mio marito, credo, ma sai non era il tempo, non si faceva. Poi e’ morto di overdose, ho chiamato il dottore e appena entrato gli ho fatto firmare un foglio in cui si diceva che “massimo riserbo su tutto”. Poi l’ho portato su, il dottore, a vedere lui, morto sul pavimento del bagno, in grande stile. Credo di averlo mosso con il piede. Era un corpo senza vita, embe’, ce ne sono tanti. Ce ne so tanti che sembrano vivi ma so morti lo stesso. So rinata. Sono andata dai miei genitori a dirgli quello che avevo passato, io che ho impiegato una vita a nascondergli cosa mi stava succedendo. Vedendo il loro sguardo tramortito di dolore ho goduto, sai? Ho svuotato il conto in banca, ho dato tutto a un’associazione di mentecatti, come me ( e ride). Sono andata a lavorare. Novecento euro al mese, un appartamento che e’ un metro quadro. Pero’ c’ho un cazzo di guardaroba . E ride.