Che pena.

M’è venuto un attacco di angoscia a vedere le fotografie delle partecipanti (managers) al sito degli addetti ai lavori del Festival di Cannes 2008 di cui faccio parte: quanta fatica a mettersi nelle pose carine, con le manine all’insù, con la bocca aperta quanto basta a suggerire scenari infuocati, sdraiate sulla spiaggia – ma cazzo, ma una volta tanto, facciamo una ruota, che ne so, una verticale, qualcosa – unte con l’olio, arrossate di fard, di rosa vestite, con il collo all’indietro, con il culo in fuori, con lo champagne in mano. Dio mio, ma possibile che ci si sia ridotte a macellande col portafogli? Ma è normale vivere una vita nell’attesa di essere scelte, ammirate, giovani, belle? Io ho l’orrore di questa donna che rivendica il diritto al controllo dell’utero ma che si fa invadere da troiani così poco complessi, che è continuamente oggetto sessuale di soggetti in grado di permettersela, che non cammina lontanto dalla via che la natura ha disegnato se non per entrare in una boutique. Mi diceva un mio collega, “io quando vedo una donna bella in costume e una che fa schifo, con tutti i soldi che ho, perchè mai dovrei farmi quella brutta?”. Il baratto e una vecchiaia rugosa ci salveranno da noi stesse. la potnia