Come l’acqua tofana

Respiriamo a Londra un’aria che somiglia all’acqua tofana. Sotto la cotenna dura come di cinghiale di questa terra, che è un’isola (e questo conta molto quando si misura la la forza dei suoi abitanti), c’è un fascio di tendini stirati, un eccesso di acido lattico che si fa sentire ma continuiamo a camminare veloci, la paura di saltare in aria in qualche buco sottoterra o in un centro commerciale è una palla di lievito che fa il suo dovere. 

La città continua a produrre eventi, eccitazione, la gente continua a partecipare, ma camminando tremano un pochino le ginocchia, e tutti i volti che non ci somigliano, tutte le donne velate, gli uomini con la barba, tutti quelli che ridono troppo o troppo poco sono un richiamo alla prudenza ed un brivido freddo. Siamo, questa è la verità, ognuno il nemico dell’altro. Camminiamo di nuovo come animali, scrutando velocemente e continuamente attorno, per vedere se siamo prede o cacciatori, o tutte e due le cose. Tornare a casa la sera è di nuovo cosa per giusti, “routine” è una cosa bella, non un ciclo da esorcizzare sul lettino dell’analista.

Cambio le rotte consuete, evito il centro, piano piano provo a tenere la bambina a casa il Sabato, e poi la Domenica e poi, magari, il resto della settimana – perché le mamme pensano di essere anche scudi nucleari – e poi cambio idea: non sto mica crescendo uno scarafaggio, se si deve morire, che la morte ci trovi vivi. Penso ai bambini, quelli che saltano in aria da ogni parte, penso ai loro genitori, che strazio infinito, alle donne violate, agli uomini a pezzettini, a cosa siamo diventati, il tempo si incapsula e concentra, diventando una cosa diversa, questo è un modo nuovo: stiamo cambiando vita e come sempre non abbiamo scelto niente. Eppure.

La gioia è tornata a trovarci, forse perché abbiamo paura, usciamo di più, piangiamo parecchio, ci stringiamo ogni notte e ridiamo il Lunedì. Abbiamo fatto la pace con tutto e con tutti e iniziato un nuovo corso, una vita più piena, più degna. Parliamo degli amici, dell’amore, degli gnocchi che si fanno in casa. Torneremo in Italia probabilmente a Primavera, ma stavolta in macchina.

Ci abbracciamo come fanno i pinguini nella tormenta, per rimanere vivi, sul pack. 

Foto dei ghiacci di David Doubilet, vincitore del National Geographic Wildlife Photographer of the Year

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