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Juanita de Paola

Conversazioni a bassa voce.

Capitano occasioni senza che si cerchino nella vita, ed è una fortuna. Sarebbe terribile, infatti, doversi prendere la responsabilità anche di qualche innocente sbattito d’occhi con un estraneo o di quel gelato alle undici della mattina che non si è riuscito a negare alla propria figlia, “purchè stesse un attimono buona” – ma se glielo offrono mentre sono distratta, che cosa ci posso fare? strapparglielo di mano?! – . Quindi mi ritrovo a prendere un caffè con panna dalle parti del parco, la domenica mattina presto è il mio momento, il mio angolo di quiete lontano da chi amo e servo ogni giorno con infinito affetto, per potermi godere piccoli sorsi e molto silenzio. Porto sempre con me il mio quadernino nero per appuntarmi cose che mi vengono in mente, tante volte mi servissero in un futuro prossimo, e per sottolineare frasi sui quotidiani e settimanali che compro con gioia compulsiva: Le Monde, il Times, Milano Finanza, Io Donna, La respubblica delle Donne, Magazine del Corriere, Il Sole ventiquattrore, Gentleman, Intelligent Life, Domus, Arca, e molti, molti altri. Me li tiene da parte Michele, che ogni volta che mi presenta il conto si sente in colpa e non so perchè – forse perchè è dolcissimo, una creatura di un altro mondo. Mi siedo e inizio a leggere con un senso di colpa tutto cattolico per il grandissimo godimento. Alzo lo sguardo un attimo dal paginone del Crack e ne incontro uno di un uomo normalmente bello, sicuramente sposato (si vede la fede), anche lui barricato dietro una gazzetta e altri quotidiani che non conosco. Mi fa arrossire, perchè leggo molto bene gli sguardi di ognuno fino da piccola, e riabbassare il mio in una lettura ancora più vorace e attenta, tanto per non incontrarsi più – non si può e non si deve. Si alza, se ne va. Vado a pagare ma è già stato tutto risolto, probabilmente da quel tizio. Cammino nel parco per tornare a casa, mi sento bella. E’ una bella sensazione.

Di juanita

50% business, 50% eggs benedict