Cosa Essere Tu?

Juanita de Paola

Il mio amico F mi dice sempre che il suo sogno erotico sono le studentesse americane a Firenze, non solo perchè qui sfogano spesso il loro limitato e vergognoso bisogno di mescolarsi all’uomo operaio, proibito back home, ma perchè sono cicciottine, con quella pelle bianca e i capelli belli lisci e lucidi, i piedi ciccioni con lo smalto scuro che sbucano dal flip flop (le infradito che la sottoscritta, se va all’inferno, sarà costretta ad utilizzare per sempre): dei diavoli a letto, sostiene F, specialmente dopo una tequila. F iniziò a perdersi d’animo però dopo averne rimorchiate direi un numero eccellente e averne sdraiate altrettante a casa mia, nello scannatoio di Via Maggio dove io praticavo la santità e il Martini con ghiaccio.

Le fanciulle infatti pensavano che i ragazzi che stavano loro dietro con tanta pervicacia fossero italiani, colleghi di F, ma erano invece albanesi vestiti da italiani, ovvero succinti con le scarpe troppo lunghe. La concorrenza era troppo superiore, e F si dedicò infine alla sua vera nascosta (per lui) passione: l’augello. A questo pensavo stamattina, al mio amico F, che dava per scontato che per sempre ci sarebbe stata un’esuberanza fiorentina di studentesse americane e che queste avrebbero cercato di innamorarsi di lui, o almeno di uno dei nostri. Pensavo che siamo legati a convinzioni abbastanza strafottenti: cosa farò da vecchio, mi confermeranno la vacanza del prossimo Natale, se continuo così diventerò la più brava, la più bella e così via.

La nostra vita è appesa a un filo: un terremoto, un’inciampatura, una pianta che casca dal quarto piano, una malattia, un omicidio, un ghiacciaio che si scioglie, una zanzara tzè tzè. I figli, il figlio ormai, che si fa, sono un meraviglioso tentativo di proseguire il nostro seme, la nostra stessa vita: eppure nei ricordi delle nonne, in quasi ogni famiglia, c’è un figlio che se n’è andato. Ce n’erano tre, ne rimanevano due: si continuava. La vita è più lunga, certo, ci sono le medicine, ma non è che il ciclo si sia indebolito, si sia addolcito. Anzi. Per questo è salutare pensare che oggi ci siamo, domani no, per prepararsi a vivere la migliore delle giornate su questa terra e non rimanere privati del senso di noi stessi in caso il destino ci porti via qualcuno di caro o ci faccia esplodere un reattore nucleare accanto. Piuttosto, pensare che in casi come questi le compagnie aeree aumentano i prezzi mi ricorda cosa siamo: bestie, che fanno la scorta per l’inverno. Tutto qui.

2 Comments

  • March 18, 2011

    variabile

    prologo dell’avanzata del dragone, ovvio
    (ma sono di parte)

  • March 18, 2011

    variabile

    Le noto spesso, queste slavate massicce biondicce americane, camminare sulle nostre pietre rinascimentali con le loro ciabattine di plastica colorate, e mi immagino il sudore di quei piedi bianchi e grassottelli. Un sudore misto di alcol e sofisticati detergenti (le paragono ai cinesi così snelli, silenziosi e veloci, che lavorano come topi in città).
    Per me sono l’antitesi della sensualità e le avanguardie del crollo statunitense. Ne sono certo.