Non succede più nulla

Sleeping Cupid Caravaggio (1608)

Pensavo all’amore.

Passata la fase in cui ci sono da scoprire cose, persone, aspetti del proprio compagno o compagna, si entra nella dimensione di lotta senza quartiere che è un rapporto di coppia esclusivo (o ritenuto tale da almeno uno dei due). Cosa ci accade, infatti, quando non succede più nulla?

Alcuni di noi abbracciano una passione comune – l’amore per i viaggi, ad esempio, o il ciclismo delle tute aderenti sui sederi larghi la Domenica. Altri invece iniziano un percorso di allontanamento inevitabile quanto desolante, fatto di comunicazioni di servizio e vite parallele sotto lo stesso tetto.

“Avevi preso anche il sedano?”

“Me lo sono dimenticato”

“Dio Cristo te l’ho detto cento volte era la cosa più importante, ora cosa ci metto al posto del sedano?”

“Non lo so, non importa, tanto io vado alla partita”

“Quando torni”

“Non lo so”

“A dopo”

“Ok”

Leggiamo impauriti: gli esperti dicono che fare l’amore è importante (vitale) per una relazione duratura, che a sessanta anni, come a settanta – i nuovi cinquanta – si deve farlo eccome, anche due volte al giorno, otto anzi, e giriamo pagina intristiti di fare sempre parte di quella massa informe, volgare, che a letto ci compiccia poco, che sbaglia, che il ‘bikini body’ non solo non lo ha più, ma non l’ha mai avuto, che mai approfitterebbe dei figli fuori casa per cenare a lume di candela come loro consigliano, giacché il senso del ridicolo prevarrebbe sopra ogni altra sensazione.

La solitudine può raggiungere picchi altissimi quando si vive da soli eppure in coppia o in una famiglia: nulla ci lascia più intristiti di essere fisicamente vicini e lontani senza biglietto di ritorno.

Forse le donne sono più preparate a questa fase della vita – e in questo sono probabilmente di parte. Scampate a quella palestra marziale che è il primo biennio di vita della prole, periodo in cui mammelle infiammate, tempo che manca e popò diventano tutto di un botto l’Amore, tengono testa alla apparente decadenza con una sapienza antica, che torna alla superficie e le trasforma giorno dopo giorno in madri dell’umanità intera.

Quando le mie amiche più giovani chiedono preoccupate ce la farò? rispondo sempre che si stanno concentrando su un problema che non esiste, aldilà di qualche sfortunata eccezione: l’archetipo che vive in noi viene a galla, piano piano scopriamo di sapere molto, nonostante tutto. Conta l’amore all’improvviso, non l’infatuazione da telefono, ma quel senso pieno dell’altro che vive dentro di se’, ed amando anche noi torniamo alla madre, alla natura, a quel giardino che non ci eravamo mai accorte di avere abbandonato.

Mi piace crescere, forse mi piace anche invecchiare. Certo, un filler qui, un massaggio là, il conteggio perpetuo delle calorie: sarebbe bello se fossi bellissima. Sai di quelle che entrano da una porta e l’aria diventa un riflettore.

Così, mentre le mani si rattrappiscono ed i fianchi si allargano inesorabilmente di qualche millimetro ogni anno, diventa sensuale come mai prima guardarsi da vicino, scegliere giornalmente di piacersi, di amarsi, di volere uno il bene dell’altro. I difetti che la gioventù vuole nascondere diventano niente, le parole, i gesti di gentilezza diventano la pratica di un artigiano che diventa ogni giorno più bravo: forse è questo il momento più bello, da ogni punto di vista.

Mi piace la tua collottola mentre dormi, esposta come se non ti potessi più fare male.

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