Dal nulla.

Ieri, dal nulla, mi ha trafitto a morte un ricordo. Non sono (piu’) dedita alle malinconie, anzi, trovo che siano uno dei veicoli del maligno per rivoltarti la vita come un paio di calzini sudici, eppure ieri mi ha passato da parte a parte una memoria cosi’ dolce, cosi’ bambina, che mi sono dovuta alzare e fare finta di stendere i panni, per poi stenderli davvero, con un fiato corto roba da corsa campestre. Fuori, nel freddo chiaro del 30 dicembre, mi si e’ aperto un fiume dentro la pancia, fatto di immagini nitide, facce indelebili, promesse di una notte e confronti con il pane quotidiano. Concentrati in due minuti tutti gli stati possibili: l’esaltazione, il dolore, la mancanza viva, la gioia del dato, l’orrore della dimenticanza e mi sono chiesta ma come e’ possibile che certe cose stiano dentro per cosi’ tanto tempo e poi saltino fuori cosi’, senza nemmeno bussare? Mi ha preso una rabbia tale che mi si sono rizzati i peli sulle braccia, e ci e’ voluta una seconda lavatrice caricata alle ore tarde per rimettermi in carreggiata. Mi sono tirata uno schiaffo, ho sorriso, ho pianto una lacrima, e mi sono messa nel letto che e’ stato generoso e mi ha fatto dormire.