Declassami questo.

juanita

Quando mi sembra di perdere il filo, quando comincio a parlare come i vecchi al circolo con la sambuca in mano, ritrovo il senso nei documentari di National Geographic. Prima di intraprendere senza farlo apposta questa carriera – non so quando da ossessione si trasforma in carriera, probabilmente quando diventa lucrativa che tutti ti vogliono bene anche se alle medie ti schifavano – pensavo di fare la cuoca per i campi del NatGeo: l’idea di essere utile e salvifica a una ciurma di fotografi, esploratori, maschi insomma, servendo loro fagioli cotti sopra un fuoco selvaggio, mi metteva un sacco di allegria. Ho mandato circa cinquemila curriculum al sito ufficiale, ma non sono stata presa in considerazione. Amen.

Il documentario mi fa da guida ma anche analista. Per esempio. Il coccodrillo, discendente del dinosauro, animale declinabile in sandali rosa di Sergio Rossi, è una creatura cattiva. Esso si nasconde vicino alla riva e se hai sfiga abbastanza da trovarti nudo, di notte, nel letto di un fiume a seimila chilometri dalla città più vicina, in Egitto, è molto possibile che lui arrivi e ti scatafasci gli arti con un morso. Cioè, non è che un giorno arriva e si fa fare i grattini e il giorno dopo ti stacca la testa: lui è nato predatore e ti morde. Punto.

Gli uccellini, che sono bravissimi e volare tutti appiccicati ma nello stesso verso e direzione (mai capita la differenza), vanno a caccia di vermicelli e si costruiscono il nido col becco. Fanno le uova. Se sono piccioni ti lasciano fiocchetti in testa che non sono punto carini. A un certo punto se ne vanno al caldo e poi tornano e si sa che è primavera – qualcosa del genere. Non è che un anno decidono di stare e cominciano a cacciare i cani: quello (lombrichi) mangiano, e quello continuano a mangiare.

I pesci. Il magico mondo dei pesci. Mi piacciono le balene, le orche, le aragoste, i delfini. Mi fanno impazzire le sardine e i banchi di tonni. So tutto dei pescecani, sarei in grado di condurre esperimenti in laboratorio al riguardo. Nutro un’ammirazione sconfinata per quell’omino che se ne va nelle paludi a cercare i mostri da quattrocento chili geneticamente incrociati con tappeti siriani e antenne paraboliche e quando li trova li abbraccia. Poi li accarezza e poi li ributta in acqua perchè ci mancherebbe altro. Detto questo i pesci se ne stanno in acqua, a parte il ghiozzo, non è che un pomeriggio si svegliano e iniziano a camminare su terraferma.

Leggendo le notizie, da due anni a questa parte, mi sembra di essere io parte di un documentario che qualcunaltro sta guardando. Non so se classificarmi fra i predatori, dato il numero di fettine di carne che mangio a settimana probabilmente non sfiguro con un licaone, o fra gli uccellini (tordi). Il problema è che quello che mi guarda nel mio ambiente naturale si starà chiedendo: ma questi non erano normali ieri? E che è successo? Chi è che ha abbassato il rating? E come si chiama? Ma mica lavorerà per una banca di quelle che hanno emesso i titoli puzzoni sui mutui (e debiti) scomponendoli in mini scureggine letali? No, che stupida che sono, sono le agenzie che controllano i rischi dei titoli emessi dalle banche. Che cosa? Stasera c’è lo speciale sui coccodrilli assassini, io guardo quello.

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