Fenomenologia del cappuccino.

charlie-brown-argh

Molte persone accollano la responsabilità di una giornata terribile alla vita, a come va, a chi te la rovina, al perchè non ha ancora aperto quel baretto a Santo Domingo e così via. In realtà il merito o la rovina di una giornata risiede in due fattori precisi ed elementari: la lotta mattutina per un buon cappuccino e la lettura indistrubata del giornale locale. La signora con quattro file di denti e capelli di ceralacca va a fare colazione la mattina alle quattro. Ordina la prima brioche alle quattro e due minuti e continua a mangiarne a bocca aperta, con gran mostra di coriandoli sui denti, fino alle due del pomeriggio. Attende che tu arrivi al bar per ordinare anche la pasta alla ricotta che ti piace tanto, ne ordinano una sola ovviamente, e te la mangia davanti. Sempre a fauci spalancate.

La ragazza che ti fa il cappuccino con la schiuma senza bolle d’aria (e temperatura perfetta) dura nel bar più o meno quanto la tua voglia di andare in palestra. Due giorni. Poi ne subentra una che non sa quello che fa, sceglie il caffè a caso, monta la panna da cucina, ci butta due grammi di farina, un pugno di sale, è sorda, ti dà il cucchiaino lercio e la tazza a seicento gradi, ha finito lo zucchero di canna e ha riempito il piattino di schizzini marroni. Quella, invece, durerà come la tua disperazione davanti alle nuove collezioni invernali con inserti di nudo sullo stomaco: per sempre.

Ti butti sul giornale locale con nonchalance, dopo avere studiato tutti gli avversari, le loro posizioni e la loro presupposta velocità. Ti sbagliavi comunque, l’ometto di cinquecento anni che staziona fra le griglie del termosifone è un velociraptor, con quelle manine segalitiche è come l’uomo gomma. Ma anche il tossicodipendente della ASL, che sembra innocuo, aspetta che tu conquisti i fogli per chiedertene metà: “mi darebbe mica la cronaca locale”? No brutto rifiuto tossico, no che non te la darei, ma siccome me la chiedi davanti a tutti mi tocca dirti “ma certo”.

Poi, il capitolo più dolente. La mattina, mentre stai vincendo la tua lotta quotidiana nella giungla, arrivano i tuoi conoscenti. Le amiche. Che hanno un volume di voce che non ti capaciti, e lo stomaco di uranio perchè bevono il cappuccino caldo in sorso solo, liberando le fauci per una serie di discorsi che, se tutto va bene, riguardano la cronaca nazionale. Altrimenti si passa alle emorroidi. E tu sei lì, non sei pronta. Allora prendi il tuo cappuccino ormai tiepido, il giornalino con le pubblicità delle macchine e gli annunci economici, e ti isoli dietro il dispenser della birra alto due metri, sperando che nessuno ti noti. Mai più.