Giovane: ula badula.

La propria vecchiaia, o principio di, si intuisce dalle proprie reazioni (inusitate) alle (normali) azioni dei giovani. Premesso che giovane e’ chi ha meno di venti anni e bambino chi ne ha meno di tredici, una risposta troppo entusiasta alla vista di un nuovo iPod colore legno sfumato o il desiderio che tutti i motorini brucino nella notte (combustione spontanea) per avere un po’ di pace, sono due facce della stessa medaglia: non essere piu’ giovani.

Quando si hanno sedici anni la cosa e’ molto chiara: gli adulti ganzi non esistono. Il concetto, di per se’ onesto e limpido, si appanna con il passare degli anni, quando si assume su di se’ il concetto di eta’ fisica che passa ma non di mutata capacita’ di comunicare con quelli piu’ piccini; e perche’ mai , poi, accaparrarsi l’attenzione di un branco di brufolosi e malignette, non lo capisco a priori. Il tentare di affascinarli con storie proibite (Hey, vi ho mai raccontato di quando a sedici anni ho bevuto tre bicchieri di vino bianco e sono svenuta davanti ai miei gentiori, eh? Figo, no?Cos’e’ quella pasticca che hai in mano? Extacy? No? Brufen? Ah, ok) e’ patetico al punto che sara’ uno dei ragazzini a distogliere l’attenzione con un’uscita geniale, solo per levarvi dall’empasse della figura agghiacciante che state facendo.

Lo zio ganzo, o l’amico piu’ grande, o il papa’ divorziato della tua migliore amica e’ in genere zitello dentro, e appena raggiunti I venti non andrai piu’ a cercarlo come facevi prima, ma gli batterai una pacca sulla spalla per consolarlo del fatto che il cane di sua madre sta morendo, e lui e’ inconsolabile – non ha (piu’) moglie, non ha (piu’) figli – o lo schifano – , e’ un caso disperato.

Cosi’ le nuove leve crescono leggendo delle intepretazioni che di loro fanno I creepo, I decrepiti, che pensano di essere appena passati dalla puberta’ e di ricordare tutto: no signori, nulla di piu’ sbagliato. Ci siete, e ci siamo, passati cento anni fa, al tempo della connessione a 33.6 Kb, quella del doppino staccato dal telefono e infilato nel computer, quella delle bollette da quattrocentomilalire. A quel tempo il Tamagootchi era un’aberrazione del futuro, adesso e’ un trocciolo da due euro che daremmo in mano a qualunque bambino purche’ stia lontano da Second Life (l’avatar e’ della mamma, *sorpresa*). I Guns and Roses erano appena finiti e la musica anni 90 sembrava non dovere passare mai: provate oggi a sintonizzarvi su 701 di Sky e pigiare sul canale dedicato a quegli anni, sentirete dei suoni che come minimo vi fanno voglia di mettere l’impianto Bose su eBay, sempre che vi riesca. Lo Scarabeo era un’opzione chic, mentre avere la Panda o qualunque cosa della Fiat era l’orrore su quattro ruote. C’era Radio DeeJay, solo quella, e le compilations. Si risparmiava per viaggiare all’estero, soprattutto a Londra o a Ibiza: prova ora a stanarli da casa, questi ragazzi, non alzano il culo nemmno per guerra nucleare prevista. Fare il cameriere d’estate era non solo ganzo, ma un atto dovuto. Oggi e’ il lavoro che si fa dopo la laurea (ma loro ancora non l’hanno capito) ma mai d’estate. C’era Top Shop, di nascosto, oggi c’e’ H&M o ZARA, dovunque. C’era Camden Town, oggi c’e’ Notting Hill, a casa degli amici dei genitori – ricchi, la stanza e’ gratis, la cuoca e’ calabrese. Chi sono questi, io non lo so. Non gli somiglio, non mi somigliano, non mi interessa, invidio solo la loro bellezza di patata e l’incapacita’ di stancarsi o di essere completamente avulsi dalla realta’: quella, se tutto va come deve andare, non torna piu’.  

Le nuove leve hanno pieta’ delle vecchie leve, e se una sera a cena con I loro genitori, I vostri amici, proverete a fare loro delle domande, vi risponderanno nella migliore maniera possibile, quella che vi stare meno male, ma solo perche’ sanno che avete, abbiamo, un primo piede nella fossa. E’ cosi’. E’ il loro turno. E la cosa ganza e’ che non ne hanno idea, non sanno che fanno, cosa vogliono, ma di sicuro il Venerdi’ sera bisogna uscire – succedeva anche a noi, mi pare – e la Domenica bisogna inventare qualcosa per non dovere stare coi parenti – idem. Non hanno cose mirabolanti da dire, perche’ non hanno ancora quella capacita’ di sintesi e di analisi che viene fuori solo dopo che le cose pericolose sono state (tutte) fatte e quindi bisogna passare al revisionismo, per diventare – noi, voi – piu’ grandi, fare un passo in avanti. A ognuno il suo cammino, con il brutto e con il bello, con il grado di liberta’ che ci si puo’ aspettare dal grado di responsabilita’ cui si e’ costretti. Oppure andiamo tutti ad aprire quel cazzo di baretto sulla spiaggia a Santo Domingo e non se ne parla piu’ : te l’immagini che gioia, trecentosessantacinque giorni all’anno con la sabbia nelle scarpe, le lenzuola, i capelli.

Per quanto mi riguarda, io, di vedere sedicenni (femmine) in costume o vestitini da sera, parlarci e vedere i nostri riflessi cosi’ diversi negli specchi di un ristorante come di una casa, ma nemmeno se mi ci pigiano con una vanga.