Ho abitato in qualche posto.

 

Mi fa sempre effetto incontrare pezzi del mio passato, e l’effetto è buono se anche loro hanno cercato di fare un cammino più o meno buono, se non sono rimasti come le zanzare nell’ambra fermi ai bei tempi che furono. Se le scelte fatte hanno portato qualche ruga e la sensazione che il giorno odierno sia il migliore che ci possa essere, se le rabbie dell’adolescenza hanno abbandonato la sedia e lasciato il posto a una persona nuova, meno allegra forse, ma più vera.

Quindi con sorpresa qualche sera fa mi sono trovata seduta al tavolo con (la metà di) una ragazza che conoscevo prima dell’Inglese, prima della piccola i cui baffi spesso sono coperti di cioccolata e succo di mirtillo, prima di dire addio alla prima persona singolare. Stesso viso bellissimo, più magro, stessa tempra non particolarmente simpatica ma di valore; è un dato di fatto che nella vita o si è persone in gamba o si raccontano le barzellette.

Quando le amiche si sono alzate per andare da qualche parte sono andata a casa, pensando al fatto che vestire un bambino al mattino è simpatico come trovare una spilla in tasca quando si cercano le chiavi, e che non posso avere sonno, non me lo posso permettere. Poi ho anche pensato che è ora di cambiare, che non invecchierò qui per vedere le persone che amo, e me stessa, sfiorire nell’abitudine: ho abitato in qualche posto, e nemmeno mi ricordo i nomi delle vie. Aprirò una scuola di marketing in una foresta. E’ deciso.

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