Il bianconiglio

Sono le 11:37 e adesso sono le 11:57. Venti minuti intensi di desktop watching. Che decisione devo prendere? Ho venti minuti ancora. Uno yomo ai mirtilli e altre sei sigarette. Una canzone malinconica per sprofondare nel naive assoluto, per ricordarsi di quando nulla era fatto ma era tutto più semplice. Decidi, decidi. Dove, quando, come, con quanti soldi. Valentina dice che quando è sotto stress si salva pianificando al dettaglio tutti gli elementi, ci provo, ma la differenza – una – tra me e lei è che io perdo il controllo, mi sfuggono le parole dai fogli, sbaglio i conti, rimango paralizzata come un cane con un terremoto, mi viene paura di avere sbagliato, di stare sbagliando, di stare per compromettere tutto quello che ho fatto fino ad ora. Non aiuta questa musichina, mi si sta bloccando la spalla sinistra come d’uso, a breve arriveranno le occhiaie e un colorito grigio mattonella sporca per cui tutti oggi mi diranno “ma che hai fatto?!”. Niente, niente, sono solo un pò stanca. Qual è il problema? Il tempo. Mi manca il tempo. Se perdo questa occasione sono fregata. Se non la perdo devo ipotecare le prossime 200 ore, c’è anche una partenza a breve, non ho tempo. Non ho mai tempo. Mi fischiano le orecchie. Un’idea, lasciare che tutto scorra, lo farà comunque, lasciare che questa volta siano gli altri a decidere per me, a fare per me, a pagare per me. Eccomi, mi affido al vostro buon cuore, fate di me e dei miei progetti quello che volete. Non ho voglia di essere un varano di komodo stamani, mi sento cappuccetto rosso.