Il culto del mattino.

Juanita

Alla vista del ragazzo carino che si leccava la faccia da solo ieri sera ho pensato due cose. La prima e’ che le droghe non passano di moda, ma ogni devoto trova la sua e se la porta dietro negli anni. La seconda e’ che gli uomini hanno una resistenza a se’ stessi che travalica la possibilita’ umana, come dire, la sanita’ mentale. Non ho avuto un pensiero terzo quando ho incontrato F, che a venti anni ha gia’ avuto il suo primo infarto e ora vive come un piccolo vecchio felice, ho semplicemente annotato nel mio quadernino rosso: ricordarsi di dire alla figlia che non e’ vero che il fumo e’ l’anticamera dell’eroina, bensi’ i buchi esistenziali sono l’anticamera del fumo, qualche volta dell’infarto, altre volte di Porta Inferi.

Quando siamo fortunati, a cascare nelle falle che lasciamo aperte sono ignoti in bicicletta, gente che passava di li’ e che danneggiamo senza davvero rendercene conto; il piu’ delle volte invece  rimangono li’ scoperte, pronte a farci cascare dentro e rompere le gambe, le costole, perdere un occhio. Verosimilimente questo non succede quando ne stiamo scavando una dietro l’altra, e nemmeno quando proviamo a coprirle con espedienti, cosi’, a caso, ma quando ci giriamo indietro e vogliamo tornare a coprirle. Anzi, legge morale vuole che quando capiremo il danno che possono arrecare, quando ce ne vergogneremo, quando piu’ saremo smaniosi di tapparle in maniera solida, definitiva, allora sara’ quando ci provocheranno maggiore danno.

I buchi, qualcuno vertiginoso, si possono anche riempire di cose relativamente divertenti: molto alcol, molto fumo, molto niente, molto troppo, o persino dimenticare; l’importante e’ sapere che se ne abbiamo lasciati moltissimi, ritrovare la via del primo diventera’ sempre piu’ difficile, e siccome le prime tane si scavano davanti casa, la piu’ grande punizione eguagliera’ il migliore sollievo: non ci sara’ piu’ una strada di ritorno alla casa che chiamiamo animo, ci sara’ un campo di buchi, e addio ai propri affetti – al proprio ker, radice, sanita’ mentale.  

Poi, ci sono una fetta di esseri umani che si piantano attorno ai buchi, piangono di averli fatti, ma non fanno nulla per sanarli. Nel frattempo lasciano incustodita la pala, qualcuno ci inciampa, e scava un’altra fossa. Poi si dimenticano cosa stavano facendo e infilano il piede in un’altra ancora, chiedendo ai loro amici di fermarsi e dargli una mano a uscire, a saltarne fuori. Ecco, mi pare di avere visto un sacco di questo genere ultimamente, e sono tutti sulla quarantina passata, vivono di notte, di espedienti, di piccoli egoismi che falciano gli altri – e non se ne accorgono, si lamentano. Strano abbastanza, a nessuno di questi piace il mattino.

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