Il giardinaggio compulsivo, ovvero della sindrome premestruale.

 

Essere in campagna per le vacanze offre molte opportunita’ a noi donne per svagarsi in compagnia dei propri cari.  Ad esempio stamattina, dopo la dose giornaliera di olio di enotera – un calmante naturale che agisce come gli ormoni e trasforma le ubbie femminili in voglia di fare (anche le cosacce), e mia testimonianza d’amore verso l’umanita’ – ho deciso di pulire l’ettaro di giardino circostante la casa. Cosi’. Mi sono armata di tutti gli strumenti necessari: sigarette, una bottiglia di vino rose’ ghiaccia marmata, forbici acutissime, guanti, scopona, paletta, scavino e sacchi neri.  Assolutamente nuova alla pratica, ho deciso di raccogliere tutte le foglie secche, prima, per capire se nei vasi c’erano cadaveri di gatti o semplicemente piante pelose finite male. In preda ad un fremito incontrollabile ho fatto montagnuole su montagnuole di foglie marroni e sterpaglia, dismantellato i rovi a mano, bestemmiato per tutti i pruni che ho pestato (a piedi nudi) e rastrellato qualunque cosa mi capitasse sotto tiro. Dopo solo un’ora tutti i miei famliari e amici hanno abbandonato la casa e sono andati a trovare i parenti nel Montana. Orgogliosa e impettita nel sole del mio delirio mi sono legata la canna dell’acqua alla cintura, diventando cosi’ la prima giardiniera che davanti raspa e dietro anaffia. Peccato che il getto incontrollato abbia distrutto sia il barbeque che le carte di Erin sul tavolino, eppure nessuno mi ha detto nulla. Sterminate tutte le piante con calci volanti e graspi da cinghiale ho cominciato a mangiare i ragni (per pulire le piante, sia chiaro) e schiacciare le vespe con la paletta, agitando il grembiule in aria per tenere l’orride creature volanti lontane da me. Ho poi falcidiato tutti i rampicanti, ammezzato i fili d’erba un po’ con le mani nude e un po’ con le forbici da killer, sbucciandomi la mano destra per l’impegno, spostato vasi da 500 chili da un posto all’altro, piantanto un basilica e scavato una tana per un lupo. Alle ore 12:00 il giardino sembrava Dakau, e io Josef Mengele. Coperta di terriccio marrone e con sterpaglie dovunque sono rientrata in casa, dove ho cucinato gli avanzi di ieri per tutti e bevuto, ansimando, dieci litri di acqua, che mi hanno gonfiato il ventre parecchio. Gli amici sono tornati per dieci minuti, hanno magiato uno yogurt e sono ripartiti alla velocita’ del suono, portando via anche mia figlia.