Il migliore amore è quello che non si può vivere appieno.

Lo sappiamo tutti, ma facciamo finta di nulla: l’unico amore possibile, che infiamma, è quello che non si può vivere fino in fondo. Persino la più infuocata storia d’amore finisce nel bidone delle cose lerce non appena si inscena una convivenza, e vissero tutti felici e contenti, sì, ma solo perchè lei conservava una mansarda nel paese vicino. Non traggano in inganno i figli : sono il frutto di una infinita incoscienza e portano con sè, finalmente, l’idea della morte – dove saranno i miei pargoli ora? Sarò ancora viva quando avranno trentanni? Mi verrà mica un cancro prima del saggio di danza? Dovrei rifare loro gli esami del sangue per vedere se hanno una malattia mortale? Forse dovrei tagliare loro i piedi così non potranno mai guidare un motorino o una macchina?

Non ci imbroglino nemmeno quella serie di capestri che questo emisfero ama mettersi attorno al collo: ici, iciap, irap, inps, inpdap, inri, spqr e vosì via. Sono solo una scusa, se non esistessero sarebbe palese che ogni male deriva dall’avere una persona costantemente fra gli zebedei: nel letto, nella casa, nel bagno, nei sogni, negli incubi e persino nella stanza dell’analista. La serena convivenza è peggio di qualunque scontro a fuoco, è una perversione umana, è un incesto autorizzato; deve essere di sicuro un’invenzione dei mormoni.

Poi, c’è l’amore. Quello sbagliato, quello che ti leva mesi di sonno, quello di mi vergogno di te ma come faccio, non riesco a starti lontano: è impossibile. Quello di ti odio oggi, ma solo perchè ti amo. Quello che non va molto d’accordo con i pranzi di Pasqua o le riunioni dei cugini, che è assorbente e strabordante, che è destinato alla fine certa – e si sa, ed è per questo che ogni attimo che si riesce a resistere assieme pare un’onda d’urto. Bisogna difenderlo a tutti i costi questo perverso, pazzo sentimento: dai consigli degli amici, dallo sguardo dei genitori, dalla propria razionalità. Bisogna tenerlo caro, ci sono pochi che sono destinati a provarlo, ancora meno capaci di tenerlo vicino, bisogna capire che ogni tanto si dovrà mollare il lavoro per dedicarlgi tempo e concentrazione. Sarà anche il caso di riportare qualche postumo di sentimento in ufficio e (giustamente) ammorbare anche quelli con cui si lavora, che cos’è questa stronzata della compartimentalizzazione – deve averla inventata un uomo, sì, uno calvo, grasso e col pene minuscolo.

Amore è imbecillità, totale. Se gli altri ascoltando dove sei e con chi iniziano a scuotere la testa senza accorgersene è quello giusto, è lui, inutile cercare di sfuggirlo pena la morte civile – e tanto è impossibile. Ascoltando una vecchia amica pochi giorni fa, mi raccontava di come non avrebbe tentato una riconciliazione con suo marito, allontanato, perchè sapeva che non ce n’era per nessuno: lui di certo non giocava a quei giochini per fare sì che qualcuna lo rincorresse. Ma allora, dico io, di che gioco parlava? Ma questa gente lo sa, che si vince solo con la strategia e le cattiverie? Ma vi svegliate? Dico io.