Il nuovo modo di scrivere, fra il buonista e il “siamo tutti nella stessa barca”.

Essendo dotata di geni anti-comunità, quando mi imbatto in un gruppo con più di sei persone con la stessa opinione scappo terrorizzata: nulla di buono può venire fuori da molte persone che vanno d’accordo o, peggio, hanno gli stessi intenti. Anche le famiglie con molti figli mi fanno paura, quelle con otto creature di cui tre o quattro naturali e il resto comprati al supermercato: un clan intero che assorbe in tutta tranquillità i dettami materni e paterni, te l’immagini, un piccolo gruppo di comunione e liberazione che si propaga per il mondo. Orrore. Se Dio vuole non siamo tutti uguali, e per quanto le barche in cui ci barcameniamo siano simili, nàvigano in rotte sempre differenti. Per questo la captatio benevolentiae della nuova scrittura, tutta occhietti strizzati e semplificazione del linguaggio mi fa venire il vomito.

Ad esempio. Le comunità delle mamme tecnologiche. Ma ora te lo immagini, io faccio di tutto per coltivare qualunque cosa strida con la mia condizione di mammifero primiparo, cerco di risollevarmi da questa condizione di lobotomia morale in cui si può fare solo quello che va fatto – per il bene dei pargoli, mele dei nostri occhi, centro del nostri universo – invece di accoppiarsi dietro i muri dei bar o stordirsi di assenzio, da questo stallo immoto, dal terrore del futuro e del male che mi attanaglia da quando non sono più organismo partorito ma partoriente, e queste mi scrivono le cosine tipo ragazze lo sapete bene come ci sentiamo quando dobbiamo riordinare la scrivania e poi la nostra vita: usiamo i raccoglitori, o le liste puntate. Prima di tutto, no, non lo so come vi sentite voi, ma io mi vergogno di essermi lasciata travolgere da questa sindrome di nido malsano, perciò farò di tutto, mi farò spellare viva, pur di non parlarne. Poi cos’è questo tono carino, di comprensione umana? Fanculo voi e i panni da stendere, io non cerco amiche fra le disgraziate come me, io frequento solo donne single, giovani e, se possibile, disinibite.

Stesso tono negli articoli che ci spiegano i massimi sistemi: sono ricomparsi gli aggettivi come buono, bello, bravo. Fra un pò verrà fuori che Sigmund Freud era un filosofo boncitto e Enstein uno scienziato che ce la metteva tutta. Ma dico io, ma siamo impazziti? Ma certi articoli non erano fatti per non essere letti dagli ignoranti e altri per essere sfogliati solo dal parrucchiere? Dove sono le differenze, i razzismi insiti da combattere a colpi di ragione, le nefandezze di cui solo l’uomo è capace  – fuitine con la cugina, rubare i soldi dalla questua, dire le bugie sulla propria carriera, dichiararsi più alti, eccetera -: ma cosa siamo diventati, il club letterario della parrocchia?