Il ragazzo con la spina nel fianco.

Gli uomini si presentano in pacchetti compatti e trasparenti. Solidi. Si intravede il contenuto, se ne intuisce il peso. Si inizia a spacchettarli. La reazione con l’ossigeno, finalmente, scatena reazioni chimiche imprevedibili e impreviste, per cui quello che sembrava solido diventa liquido, cose si perdono nell’aria e altre si materializzano: e chi se l’aspettava? Voglio dire, una donna può mettere la pancera o il reggiseno imbottito, per cui nuda poi sembrerà più flaccida o meno attraente, ma non è che dopo un anno di convivenza una mattina si sveglierà e vi rivelerà un lato nascosto e freak. Andiamo. Quanto si può resistere a fare finta? Due mesi?

Così la mia storia inizia un pomeriggio in cui bevevo il tea, questo ragazzo mi si avvicina. Ha gli occhi di chi ha molto sofferto, e noi ragazze non riusciamo a resistere a questo richiamo mortale, per cui se uno è un bravo ragazzo, positivo, con un buon lavoro e qualche soldino è praticamente spacciato rispetto a un altro con occhi a pazzo, magrezza nervosa e una tendenza a infilarsi in situazioni orrende. Il ragazzo ha una spina nel fianco, visibile, eppure io faccio finta di non accorgermene.

La mia storia prosegue a Londra, poi in America e poi in Italia, ed è un vortice: a cena da questo, a pranzo con quest’altro, persone che si vedono nei giornali, luoghi dove non si entra se non si è del gruppo, serate con i giornalisti che pregano di entrare e noi siamo dentro, sempre dentro con lascia passare per tutte le aree, mesi di amore scriteriato, di bottiglie di champagne di marche che non conoscevo, hotels spaziali con appartamenti o aree private in cui siamo ospiti – non ce li saremmo mai potuti permettere, abbiamo speso anche quello che non avevamo -, paparazzi, tappeti rossi, e altro.

Non ti vergognare di quello che sei, gli dico sempre. Sei qualcosa di unico, gli dico. E’ un mantra. Sto parlando con me stessa, mi devo convincere che questa persona con cui ho fatto una bambina è quella giusta, vengo da una famiglia tradizionale e queste cose contano. Le bottiglie in casa cambiano colore, ci mette l’acqua e ne beve il contenuto. Anche io cambio colore, divento grigia, verde, bianca. Non posso tradire l’unione, siamo noi, noi contro tutti. L’importante è che Cecilia non senta, lei capirà quando è grande, i suoi genitori sono un pò pazzi, ma la adorano.

Si spaccano porte, cuori, fiducia e nasi. Tutto in silenzio, o quasi. Arrivano soldi, tanti, e ripartono, tantissimi. Chiamate delle banche, dei bar, degli amici. Cosa succede? Cosa vuoi che succeda? Fatevi i cazzi vostri, voi con le vostre vite di merda, ufficio e pensione integrativa. Io ho una vita strana, mai uguale. Io ho una vita che non è reale, infatti non è vita quella, è un inferno, e mi fanno male le ossa solo a pensarci. Eppure io non sono stupida, voglio dire, non sono una di quella a cui succedono queste cose. Ti amo, e giù schiaffi. Perchè mi porti via tutto? Perchè non vuoi che ti voglia bene? Quella persona non è più quella che ho conosciuto, ma cosa è successo? Io dove ero, mentre gli crescevano i peli nelle orecchie e iniziava a ululare alla luna?

Perchè vedi la follia che si manifesta all’improvviso non esiste. Ero lì, guardavo, ma non mi riusciva di vedere. Tutto qui.

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