Il terrore dei maschi nel letto.

Sono dotata come molte di un terribile difetto: non mento a letto, a costo di finire a male parole. Perchè una defaillance non è teorica, è lì, e significa qualcosa, ma anche perchè se proprio bisogna mettersi al pezzo, almeno troviamolo, questo pezzo: te l’immagini una donna che si dia da fare come una matta su un ginocchio maschile? Dopo due minuti il mammifero maschio direbbe ehem, cara, che ne dici di cambiare area? E perchè le donne non devono avere lo stesso diritto, la stessa cazzim? Perchè non dire invece che no, non va bene, e che ci vediamo magari un’altra volta, la vita è già abbastanza difficile per conto suo senza dovere sorbirsi queste tragedie. Dovrebbe essere tutto leggero. Dovrebbe essere tutto almeno piacevole.

Non ho mai detto bravo bene continua così se il ragazzo non sapeva che pesci prendere, non ho, come le mie amiche, dato la colpa a me stessa – stasera non ci sono io, ti capisco, ma ho sempre indirizzato il problema al suo proprietario, certo con gentilezza, lasciando un letto di frustrazione e stress dietro le spalle: ma perchè andare avanti? E chi l’ha detto che i libri vadano finiti comunque? La verità è che i maschi, salvo qualche rara fortuita eccezione, non hanno idea di quello che stanno facendo. Non sanno perchè lo stanno facendo. Sanno solo che lo devono, assolutamente, fare, a costo di sacrificare la felice aspettativa della disgraziata che si trova lì con loro. Gli uomini non sanno che le donne sudano freddo prima di spogliarsi, mica tanto per la paura della cellulite che si vedrà, ma più per pensieri del tipo ma saprà cosa fare? Speriamo almeno sia stato ad Amsterdam nel quartiere a luci rosse quattro o cinque volte, gliel’avranno pur insegnato qualcosa.

La speranza è l’ultima a morire, ma questi l’esperienza se la fanno sui filmini hard-core visti a dodici anni e relativa rielaborazione, con donne che basta solleticargli le ascelle e arrivano dove devono – d’altronde fanno le pornostar, ecco, un pochina di predisposizione ce l’hanno – e che sembrano più ghiotte dei procioni, di bocca buona e senza differenze anatomiche – e poi non si aggiornano più. E allora capitano quelli che ti agguantano i seni che ti viene voglia di tirare una bestemmia dal male, quelli che credono che lo struscio sulle gambe di lei sia eccitante (Ma davvero? Dico, ma davvero?), quelli che si vergognano della pancia e quindi per tirare in dentro non riescono a tenere una posizione per più di un minuto e mezzo. Quelli che non ti guardano perchè stanno contando. Quelli che ti mettono in delle posizioni che, per evitare di ridere, bisogna che tu metta la testa sotto il cuscino – ma cos’è questa, la visita annuale di controllo? Quelli che ti chiedono se sei giunta, ma con la stessa comprensione sulle leggi statistiche che governano il supernalotto – no tesoro, io non giungo se mi soffi nell’orecchio per dieci minuti. Anzi ora mi tocca passare dalla farmacia, se non ti dispiace.

Ci sarebbe da continuare per ore, pagine, perchè la casistica è vasta e variopinta: ci sono quelli che sono convinti di essere superdotati, probabilmente gliel’ha detto la mamma quando avevano sei anni al mare (bello il mio pisellone!), e quelli che invece sono particolarmente fieri della forma (ma perchè?); quelli che questa è la prima volta che mi capita, (ma certo), oppure i giapponesi, come dice la mia amica Marina, che ti stringono nella morsa del Samurai e tu ti chiedi se li abbia ingaggiati tuo padre per ucciderti. Ci sono i bei tenebrosi che pur di non spogliarsi si ucciderebbero, quelli che si tengono i calzini neri e anche quelli che ti cercano le istruzioni dietro la schiena. Una delle domande più fantastiche, abbiamo convenuto (s)parlando ieri sera è “è qui?”. Ma ci sono anche gli sfrontati, quelli che dopo dieci secondi ti dicono “non ti era mai capitato così intenso, eh”. E tu pensi alla favola del coniglio, e con un sospiro dici “no”. Meno male.

La stirpe peggiore, però, al solito, è quella che vive nella negazione della propria defaillance: non te la prendere con me, sei te che non sei coinvolta – che magari è vero, ma sono nuda come un pitone, che altro ti serve? Ma anche tu non parli. No, non parlo, ho la mente altrove. Oppure ancora: non sporchiamo quello che abbiamo con un atto così volgare. E tu hai aspettato che io sembrassi un coniglio spellato al forno per dirmelo? Non mi potevi invitare a bere un succo di mirtillo invece che portarmi a casa tua? Roba da matti, ora ci rubano anche le battute. Le peggiori.