Io, dal mio canto, voglio devolvere tutto in peneficenza.

Ho chiesto a Gesù di farmi morire e reincarnare in una plurilaureata (poliglotta) del Ghana, di trovarmi là dove dicono “vorrei devolvere i proventi di questa (angoscia di) serata ai poveri bambini africani, all’ospedale di Padre Benny Hill (che aiuterà anche le giovani madri a lisciarsi i capelli, non si può vedere il crespo nel 2010). Vorrò essere lì. Sarò lì.

Prenderò la parola con gentilezza. Poi mi farò portare il proiettore e farò chiudere le luci, segue applauso e tutti che mi faranno i versi pensando che io non parli un linguaggio corrente. Applicherò la mia chiavetta usb per scaricare al portatile del centro congressi il filmato (montato con iMovie), con la musichetta triste, quella tipo Pink Moon – o Mulino Bianco al rallentatore. Il filmato si aprirà su un villaggio con bambini nella loro classe piena zibilla di gente, senza lavagna magnetica, con le finestre senza vetri. Poi grandangolo e poi stretta su una vecchia che pela un pollo. Inizia musichetta triste, tre due uno, fade out.

Apre di nuovo il filmato non sul negretto caccoloso ma su una festa, Domenica sera. Rampolli di giovani artigiani che ce l’hanno fatta, figli e figlie di dentisti, delfini di imprenditorucoli e bocconiani con la passione della vela. Le ragazze bevono sex on the beach e si lamentano intristite, la paghetta ammortizza solo dieci bevute: e poi? I ragazzi hanno scarpine tipo all stars e jeans costosi, cangianti, stretti sullo scroto, capelli attaccati al naso e comunque lisci. E’ tutto liscio, ultimamente, e comincio ad emozionarmi per i polpacci villosi delle mie amiche grasse che non si depilano. Qualcuno si fa una pippa di cocaina, qualcuna si slinguazza, sembrano i vecchi di Cocoon rientrati dopo che l’esperimento è fallito.

La musichina si intensifica, la luce si abbassa – archi – e siamo ad un pranzo domenicale. I figli odiano il consesso, ma sono troppo storditi dalla ciucca della sera prima per esprimere concetti. I figli hanno dai trentotto ai cinquantanni, con loro fidanzate che non sanno cucinare e comunque sono lì da cento mesi almeno. Il papà è lobotomizzato e si chiede dove siano finiti i suoi ultimi sessantanni, perchè i suoi figli non la smettano di chiedergli i soldi; ha paura che Equitalia gli porti durante il pasto una lettera con su scritto “soluzione finale”, dove gli impegnano il fegato per pagare l’Inps, l’Ici, l’IVT, l’iniverso intero dilli tassi. La nonna è paralizzata, ma la mantengono in vita impagliata per non perdere la pensione – se no niente casa a Lido di Camaiore.

Il filmato stringe sulla televisione in cucina, dove ci sono donne nude che slinguazzano, a chi non si sa, fatto sta che ansimano carezzando lavatrici e si avvistano uomini che liberano lavandini dal calcare in attesa che la mamma – e chi se no – arrivi a trovarli.  Esterno: in piazza relitti umani entrano dentro le porte dei negozi, escono con sacchetto, poi rientrano e riescono con più sacchetti. In sfumata immagini di mamme vestite da coriste anni ottanta (titaniche quelle dei Guns n’Roses) che accompagnano i bambini all’asilo mettendo loro furia – muoviti, dai, su, scendi, entra, non sudare, dai, posa lo zaino, dai, dove hai messo i fazzoletti, guarda che schifo hai il moccio, tieni la merendina, no niente bacio mamma ha il trucco – e con il telefonino attaccato all’orecchio, e giovani padri sfatti dai bagordi che fumano incagniti senza entrare – fa fatica.

Sequenza su ragazzini con elettrodi diretti neurone-wii. Poi, in mondovisione, un neolaureato che al (primo) colloquio di lavoro chiede quando sono le ferie o se può iniziare a Ottobre perchè a Settembre ha ormai prenotato il bungalow in Tunisia. Segue il test di Inglese e poi, per il tripudio generale, il test attitudinale sulle nuove tecnologie.

Lancio quindi, qui, una Onlus in cui dò ai bambini africani l’opportunità di devolvere 1 euro al mese per aiutare i nostri figli, che cresceranno in un ambiente tutto sommato pulito, tutto sommato mortifero come una coltura in vitro, generalmente volgare e strafottente – al punto di fare il bene con la destra e pigliare il megafono per dirlo con la sinistra – senza senso della misura o del pudore.

Vorrei anche un programma di borse di studio, per insegnare a qualche fortunato della piana produttrice, una a caso, come si vive a contatto con il tempo senza volerlo ammazzare, come si finisce una cosa prima di inizarne un’altra. Magari, ma qui esagero, un training course per adulti dove si evince che è possibile una vita dove lui non gioca a calcetto dopo i quaranta e lei non ordina i detersivi a pacchi da duecento su Soap-a-holic. Incredibile a pensarci.

2 Comments

  • October 20, 2010

    lisa

    dio se tu hai ragione!

  • October 19, 2010

    Claudia

    mamma mia, sulla cosa di cocoon sono svenuta!!