Italia, 1962.

Marcuzzi, Carrà, Conti e altri cantano danone, il concorsone, sull’aria di com’è bello far l’amore da Trieste in giù – col pisello in su, si diceva quand’ero piccina. Ovvero: laddove i creativi di tutto il pianeta si sforzano di creare un effetto, di connettere più sensi e intuiti nella realizzazione di una pubblicità sorprendente, qui si torna al cabaret senza comici, alla canzoncina da Capannina guarda-che-divertente-fare-il-verso-a-chi-ballava-questa-roba, alla vecchia gloria imbalsamata che capeggia un gruppo di non vivi. Questo è quando sogno di vivere in Islanda.

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