La cuccia.

cool

Il senso di grotta antica, di cuccia in cui coricarsi nascondendo testa e gambe sotto il torso, sta alla base del senso di casa che ci portiamo dietro, piu’ o meno in maniera inconscia. Il mondo degli arredatori non professionisti – chiunque abbia velleita’ di coordinare un divano con un tappeto, ad esempio – si divide infatti in due grandi branchie: quelli che cercano di trasformare la casa in un piccolo vittoriale privato che sia memoria e testimonianza e quelli che invece giocano, in genere con molta poca ironia, a dare un tono moderno, un tema alla propria abitazione. La riuscita dei due progetti e’ in genere molto diversa: case un po’ scricchiolanti, umili ma piene di libri e fotografie le prime, cappelle private in marmo e colore all’ultimo grido le seconde, con buona pace degli arredatori veri, che entrandoci dentro si sentono le fitte al fegato. Io ho sempre pensato che qualunque esprit arredativo sia un goffo (tragico) tentativo di allontanare la morte e la sua decadenza da chi lo compie, un’affermazione del tipo “io ci sono e sono qui”, che lascia il tempo che trova e che nasce vecchio ed e’ superato in partenza, panta rei baby; (anche) per questo vivo in case ammobiliate, non ci resto per piu’ di molto tempo, perche’ una volta fatto il nido e’ tempo di migrare. Non mi affeziono alle cose, mi arrabbio quando mi regalano qualcosa che mi potrebbe costringere ad usare una cassaforte, mi fanno sorridere i vasi cinesi e la piatteria fine – forse perche’ non sono una regina, e nei piatti ci si mangia. Amo i pezzi delle vite altrui che trovo nelle case che abito: le seggiole sbreccate, i foglietti rimasti dietro alla madia con la scrittura di chissacchi’, i quadri scelti. Ogni volta che mi sposto chiamo il vicino di casa che piu’ mi somiglia (che non se ne offende) e gli regalo tutto, perche’ un trasloco non lo reggo emotivamente. Mi piacciono le cose di poco conto, come me, che si adattano al giallo e al verde, all’estate e all’inverno e che, al momento opportuno, sanno nascondersi in un posto dove nessuno si ricorda di loro.

1 Comment

  1. ig

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    I think that you can do with a few pics to drive the message home
    a little bit, but instead of that, this is great blog. A great read.

    I’ll definitely be back.

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