La terra e chi la usa.

Si è laureato Giulio Lotti, compagno di classe, per qualche tempo di banco alle superiori, il Classico del Cardinal Forteguerri, e abbiamo festeggiato all’egiziano delle piastrelle, ha offerto lui e un pò si sospettava. Mi è tornato comodo, queste sono cose che non si possono dire, ma ho sperato che pagasse lui, la mia liquidità é minima da anni ormai, ma quando dico minima significa che venti euro fanno la differenza di tre giorni. L’anno scorso scoprii che la verità, qualunque sia, esercita un fascino incredibile su tutti, perchè siamo incapaci di dirla, sappiamo solo raccontarla. Ma è come quando dichiari guerra, se hai un milione di carri armati è facile che tu vinca. Se ne hai dieci è difficile, ma lo puoi dire, puoi chiedere alleanze, chissà. Se ne hai dieci e fai finta di averne un milione non perderai solo la guerra, ma anche gli alleati, i familiari, i nemici, tutto.

Giulio, a cui sono legata non solo da affetto e simpatia ma anche da profonda stima, fa un lavoro che per me è straordinario specialmente alla luce del viaggio in Africa in cui mi sono resa conto che dipendo dalle prese elettriche: fra tre giorni pianta gli Iris. E ha gli ulivi, è agronomo come suo padre. Conoscono la terra, ci vogliono due giorni di sole per potere rimuovere la terra e farla asciugare – co l phoen? – per poi rimetterci i semi degli iris. E perchè mai dovrebbero piantare questa roba, a che serve. A qualcosa servirà, a parte la bellezza della natura che tanto era bella anche senza che si fosse noi a piantarla, dissodarla e così via. Che bella serata, l’ho voluta lasciare a metà per raggiungere Luca che parte martedì, la strada interna Pistoia Montecatini è stata languida, fatta di un senso di nostalgia in nascere, dolorosa e gioiosa allo stesso tempo. Forse questo è quello che ho sempre cercato, forse i gerani e la villetta a schiera non fanno per me o forse ho solo paura che non facciano per me, fatto sta che le persone che amo, tutte, spesso si allontanano. E mi mancano.