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grimilde

Tra le fortune che come il tartaro si insinuano nell’incavo delle nostre esistenze vi è il ritorno alle fiabe quando i propri figli raggiungono l’età del capriccio, ovvero dai due in poi. Non si crederà la povera madre dopo dieci ore di lavoro di rientrare in casa e alzare i piedi gonfi in segno di resa. No. Ella si getterà a giocare con i pargoli, cercando di sembrare allegra e presente, così come si suole vedere nelle pubblicità – ma anche nei films. Quindi farà le bolle (di saliva), tirerà la palla in aria, riderà agli scherzetti irresistibili dei suoi amori, si entusiasmerà nel buttare tutto in aria, pur sapendo di dovere rimettere ogni singolo ninnolo al suo posto dopo poco. Al suono di “caccamamma” la nostra si dirigerà in bagno di corsa, iniziando a cantare la canzoncina della pupù, esaltando ogni plop e plaudendo la bambina che, come il Gurzo, caca dieci volte quello che mangia. In tutto questo cercherà di non pensare alla lobotomia come un’evidente accadimento della sua vita.

Ma c’è un momento speciale per noi, davvero davvero, che è la lettura dei classici Disney, ovvero delle fiabe globalmente rapinate a tutte le culture locali. La tecnica del vecchio Walt consisteva nel prendere uno stornellino di dieci righe, massimo una pagina di word, e trasformarlo nel libro dei mille tomi; una tecnica geniale, che pare avere incontrato il gusto dei bambini che, peraltro, amano sentire sempre le solite cose, la stessa storia, con la medesima intonazione, perchè li fa sentire tranquilli. L’equivalente di una pasticca di mdma in un Martini, insomma. A sera, quando le vene varicose si sono annodate dietro le ginocchia e le occhiaie sono ancora in cucina a guardare il tg, si apre il libro magico e si inizia.

Si parte con uno sbadiglio che sbatte le porte e poi via, verso l’allegro finale, passando per la catalessi. Il canovaccio ha, in qualunque fiaba, un’unico leit-motiv: la donna salvata dall’uomo. Prima di tutto, però, bisogna fare una premessa: non è del maschio generico che si parla; è infatti chiaro a tutti che nonostante i nani salvino Biancaneve e la accolgano nella loro casa, nel momento in cui lei fa il salto di qualità (si risveglia pomiciata dal principe sulla teca mortuaria) li abbandona lì alla loro casetta sudicia, non è che li invita. No. Si parla del maschio alfa, quello che risolleva pene e sorti con la stessa facilità, che sta sopra un cavallo e ha il potere di acquisto del Qatar.

La fanciulla, finchè lasciata a sè stessa, l’unica cosa che sa fare è pulire le scale e piangere. E anche questo lo trovo abbastanza illuminante, perchè vero: noi donne, rinchiuse in un castello senza cavalieri si finisce a rifare gli orli alle tende. A parte Kate Moss. Ma quando arriva lui tutto cambia, lei sublima come una fetta di carne sull’acquaio e si trasforma in una principessa morbida. La donna che lavora e si dà da fare, nelle fiabe, viene fatta cadere da un dirupo – Grimilde, ad esempio. La donna che poverina è nata carina ma non perfetta muore fra atroci tormenti, quella brutta viene additata e sottoposta all’odio dei bambini, che sono creature maligne loro stessi, cattive e rumorose, e quindi amano le fiabe.

La mia favola preferita è sicuramente la Bella e la Bestia, anche se il fatto che quell’animale (che Dio solo sa cosa nasconde sotto quel mantello) non sappia leggere mi rovina sempre il passo centrale. Belle, poi, diciamocelo, è un cesso se comparata alle Paris Hilton della produzione Disney – Biancaneve e Cenerentola, quindi è più facile calarsi nella parte di una poveraccia che finisce in un castello coperto di rovi, con molto buio, molti caminetti accesi, insomma, tende di velluto a cascata e giardini con rose selvagge. Poi questa infelice si imbatte in una specie di minotauro che se tanto mi dà tanto, e piano piano – punto colpita dal castello e dalle porcellane – si affeziona. Poi lo fa quasi schioppare perchè si distrae e, travolta dalla colpa, gli dà un bacino. Lui diventa un principe con le Tods, lei guarda scònsola la nuova silhouette e tira un moccolo.

juanita

50% business, 50% eggs benedict

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