La vita più meglio assai in dieci mosse (strepitose).

Juanita de Paola

Qualche anno fa ho incontrato una persona straordinaria: partito come pizzaiolo ha costruito un impero con la sola intelligenza, di nascosto finanzia restauri, recuperi, amici, nemici. Non si è comprato un macchinone, non ha il cabana al mare, non ha detto più di una decina di bugie in casa sua – non è l’amico cui chiedere come mi vedi, perchè si rischia una risposta sincera. Piuttosto vive una vita calvinista, in cui comprare un Picasso può essere un’opzione, tenerlo in terra, in corridoio, a disposizione di chi lo va a trovare nel suo appartamento, è una naturale conseguenza.

Ha trasformato il modo in cui vivo e penso, infilandosi prepotente là, dove avevo lasciato aree grigie. Mi ha insegnato a dire la verità, anche quando fa schifo, e mi ha fatto piangere come mai nessuno prima quando ci siamo scontrati, inchiodandomi su una miriade di cappellate che ho combinato. Mi ha messo su una strada, senza volerlo, di assoluto pregio, in cui tutti stanno nudi, crudi, come sono: la via che porta lontano da sè, alla scoperta degli altri così come sono. Soprattutto, mi ha insegnato la tecnica del ribaltamento: “pensa a rovescio”, mi diceva, analizza quello che fai e riducilo in piccoli segmenti, fallo semplice, perchè quello che è complicato è incompreso anche a chi lo esprime.

Ho iniziato a fare le pulizie e vari altri lavori umili a pagamento come alternativa alla palestra un poco di tempo fa. Ho pensato che a tirare via un tappeto e dare l’aspirapolvere si fa un sacco di fatica, più dello step, e lucidare i vetri in alto è più efficace dei pesi. Non si paga, anzi ti pagano – se uno si libera del pregiudizio che è cosa da servi, certo – è come andare in palestra sponsorizzati da qualcunaltro. Ho anche imparato che per pulire un piatto prima bisogna strofinare il lavello e l’acquaio, se no è inutile. Certo, la tentazione di dire ma come ti permetti brutta bestia, non sai che io sono di qui e di là, è forte, ma tanto le parole non hanno mai cambiato le persone.

Mi sono poi iscritta a ripetizioni di matematica, perchè da piccina ho avuto un’insegnante grafomane e poco incline alla mia persona che mi ha demoralizzato, dicendomi che non la capivo. Matematica è libera come solo la pittura di un matto, e mi aiuta ad analizzare le statistiche nel mio lavoro. Sono agli integrali, ho due buoni insegnanti, e certi giorni mi sembra che i numeri possano parlare di Dio – che cerco.

Ho preso la mia agendina e ho scritto a tutti quelli con cui avevo/ho un conto in sospeso: tutte le persone che amo e che hanno fatto qualcosa di deleterio, tipo una scelta obbligata o castrante, hanno ricevuto un piccolo pensiero da me, perchè certe cose è meglio averle fuori che dentro. Qualcuno ha capito, qualcunaltro no: poco importa, meglio tagliare le fronde prima che caschino in testa a qualcuno. Spero anche che con me facciano lo stesso.

Ho iniziato a darmi lo smalto colorato. Come le bambine di sei anni ogni giorno cambio colore, sbafo sulla pelle e uso un litro di acetone: non importa, è bellissimo. Ho anche indossato quattro rossetti diversi nella stessa giornata. Ho smesso di vestirmi per le occasioni e iniziato a farlo solo per l’umore. Oggi, ad esempio, mi sento francese, quindi ho una grande fascia in testa, i capelli lasciati lì così, una tutina lunga e larga e tutto l’argento africano addosso. Mi faccio i pediluvi con la radio classica e i libri, che leggo solo durante i pediluvi. Appunto.

Ho rinunciato alla macchina, ai quadri – li ho regalati, anche se gli ultimi li lascio per E – a tutto quello che mi invischia in un posto preciso, ho dato via quasi tutti i vestiti rimanendo con un cambio a settimana per un mese. Ho imparato orari e costi di treni, autobus e shuttle bus. Ho chiesto ai miei amici di regalarmi i loro migliori libri usati, e me la sto spassando molto, con questa quantità di tomi. Ho fatto pace con la televisione, con il governo, con l’opposizione, con la dirimpettaia e persino con quella santa donna di mia madre, ho alzato bandiera bianca: non sarò una rockstar, non sarò famosa, nessuno si ricorderà di me, quando morirò tornerò ad essere polvere. Ho iniziato ad ascoltare Lady Gaga e rispolverato Frank Sinatra, convenuto che Norah Jones è inascoltabile e terrorizzato tutti gli scaricatori di musica a sbafo: non si fa! Meglio Radio Azur su iTunes, come mi ha insegnato B.

Quindi, ho tirato su le quattro bottiglie di vino più care che abbia mai comprato e le ho “sdraiate” a poco a poco, per non morire eventualmente lasciandole ai ratti. Ho abbandonato le mie opinioni, e perso ogni velleità didascalica. Ho anche perso qualche chilo, perchè alla mia età bisogna cominciare a stare attenti alla schiena. Ho ricominciato a suonare, a cantare, a guardare il sedere dei maschi che rimane una poesia universale e ho rivalutato la possibilità di avere dieci figli, se ci fosse l’occasione, o aprire una libreria multimediale dove si serve cioccolata calda e vin brulè. Ho deciso di trasferirmi a Londra, perchè qui sto così bene che ho paura di svegliarmi fra trentanni. Oggi, dicembre 2010, sono una persona felice – e penso che non ci sia nulla di male a dire “felice” invece che “serena”, visto che i novantaquattro anni sono ancora lontani. E invece di “ma anche no”, è proprio tanto meglio “perchè no?”.

5 Comments

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