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Juanita de Paola

Essere nati in Toscana ha molti vantaggi attesi, fra i quali non avere bisogno di accampare scuse quando ti presenti, ma anzi gonfiarti orgoglione come un gallo sulla immondizia e ammezzare la palpebra, così, come a dire ti garberebbe eh. Questi pregi, tuttavia, nascondono delle insidie terribili, fra cui qualcuno con l’alitosi (una persona su quattro, ma quattro su quattro di quelle che incontro io, per la Legge di Murphy) che sfiatando felice ti urla la hoha hola holla hannuccia e il resto che non conosco, perchè alla seconda sillaba sono in genere già tramortita.

Il toscano, persona sgradevole e tirchia, viene dipinto all’estero come un bontempone che passa il tempo ad affettarsi formaggio e bere vino rosso, alto quasi un metro e ridereccio. Delle donne non c’è molta letteratura, solo che siccome quelle che affittano le ville da queste parti sono tutte contesse, a parte la sottoscritta, credo che la gente si immagini donne vestite bene, cavallerizze, fidanzate di Lapo. La realtà è diversa, è fatta di Monella Vagabonda e meches arancioni, di scarpe da poco e un provincialismo senza paragone. Dala mia, io faccio di tutto per perpetrare questa immagine bucolica: ho grande rispetto dei sogni degli altri, e siccome quando vado in Camargue voglio i cavalli bianchi, esigo un mondo dove l’immaginario geografico di chiunque sia assistito con cura.

La sagra toscana, cavallo di battaglia della Regione, è in genere male organizzata e brutta, perchè riflette lo spirito locale, ovvero se ci sei bene, ma se non ci sei chi se ne frega. Quindi c’è sempre da consolare qualche amico che, trascinato a qualche festival (del salame, dell’uovo sodo, delle ranocchie fritte, della bistecca, del pane e olio, giuro che esistono tutte) si deprime perchè non ci sono i numerini come alla Alt Stadt Fest, le forchette sono di plastica e il tavolaccio di legno è sudicio. Se in Toscana ci abitassero gli altoatesini questa sarebbe la regione più ricca d’Europa. Ma siccome ci siamo noi al massimo salta fuori Effetto Venezia e il mercatino equo e solidale.

Un altro svantaggio inatteso è lo spirito di competizione che si crea immediatamente fra gli altri; se all’estero infatti sono invitata a una cena  e partecipa anche qualcuno di Napoli o di Roma, se disgraziatamente c’è una chitarra, qualcuno mi chiederà di fare gli stornelli toscani, che altro non sono che un conglomerato di bestemmie e parolacce, celebrazioni di o allusioni a la fiha, e io che li so tutti a memoria (compresa la saga di Teresina) dovrò rifiutare, pur sapendo che il romano si alzerà e intonerà ma che ce frega ma che ce’mporta. E sarà già andata bene rispetto a oi vita, oi vita mia.

Il toscano ha pure poco gusto: mette mobili marroni a casaccio nella casa, risparmia sui materiali e usa le finestre di alluminio per non patire il freddo. Agli amici dà il vino cattivo e si tiene per sè il Brunello. Al ristorante mangia dal piatto degli antipasti degli amici ma poi non ordina un piatto suo, per non pagare il conto. Se oste o commessa ha la stesso buon umore dei bimbi cionchi vicino alla rupe tarpea. Se guida turitisca si fa gioco dei clienti fino alla morte.

Non l’ho mai capita questa attrazione folle verso questa parte qua. Forse, sarà che in un mondo dove la gente ti sorride senza volerlo, qui almeno ti mandano tutti a fanculo con intento.

juanita

50% business, 50% eggs benedict

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