Lasciateli suicidare.

Juanita de Paola

Movimento per la vita, movimento antiabortista, tellurico, movimento contro l’intestino sciagattato, pro natura pulita, pro cani, balene, di supporto ai gatti rognosi, agli alcolisti, rivoluzionario, zapatista, neofascista. Molti, molti movimenti con un unico scopo: rendermi soldato di una guerra per cui non sono partita volontaria. Voglio bene alle balene, ma ne voglio di più al mio vicino se ha dieci pacchi della spesa da portare su e una gamba cionca: dov’è l’associazione che rende la vita, quella vera, più gradevole? Quale associazione si occupa di procurare pulizie gratuite nelle case con nonni, figli e nipoti a carico di un unico stipendio? Nessuna.

La causa umanitaria, infatti, deve avere un unico pregio: avere come oggetto creature, cose, concetti che ci risiedono lontani. Siamo diventati così imbecilli che se disgraziatamente un bianco atterra in Africa con un aereo privato si vede un fuggi fuggi, migliaia di puntini neri che si diramano sul territorio: cosa sono, gnù? No, sono genitori impauriti che arrivi un altro musungu a portargli via i figlioli a botte di migliaia di euro. C’è da dire che ora va di moda la Cambogia – sono più bellini, con gli occhi tirati in su, il colore più occidentale. Si sdoganano meglio, via.

Le balene, povere diavole, dal loro canto non si possono nemmeno spiaggiare in pace: un esercito di chiappe chiare coi fischietti, la contraerea, i sub, per riportare l’aspirante suicida in mezzo al mare. Tutti felici, la balena è ripartita: ora finalmente se la possono sbranare gli squali – fade in su comizio, il leader dei Verdi se la piglia con le petroliere che confondono le balene e gli fanno perdere la traiettoria. Confondono le balene? Cosa sono, le balene, stressate? Il plancton non è più quello di una volta? Non si sentono rappresentate?

Persone fanno picchetto davanti agli ospedali: sono pronte a uccidere per difendere il diritto alla vita. Guai a chi abortisce, quello in grembo è già un uomo – ed è vero. Ma quello che abortisce cos’è, un petauro dello zucchero? Io sono per la vita sempre, credo che si faccia prima a sgravare un figliolo e a tirarlo su che a farsi le seghe se sia il momento giusto o quello sbagliato, specialmente se la scusa è che l’uomo accanto non sia pronto, non sia quello giusto, non abbia un lavoro fisso: “l’uomo accanto” è un prodotto di William e Lee Phillip Bell.

Eppure, come tanti, non mi piazzerei davanti a una clinica a gridare a chi non ce la fa. Nè a impedire a qualcuno di terminarsi: ma quando mai, e con quali pretese, lo Stato deve diventare coscenza e la religione stato? Che la gente inizi a prendersi le sue responsabilità, che costruisca invece di protestare, che apra le braccia invece di costituirsi comitato. Che sia possibile terminare asetticamente, senza dolore – o si faccia un decreto dove ci si obbliga a farlo dentro una tuta impermeabile, affinchè nessunaltro debba pulire il troiaio di un corpo martoriato.

10 Comments

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