Le cose dell’amore

Ho pensato alle cose dell’amore, a come si trovano nei posti dove non avevo desiderio di andare: nella troppa confidenza, nella conoscenza, nella paura di perdere le persone.

Le persone non fanno quello che gli altri si aspettano, ma quello che gli riesce. Ho imparato anche che non c’è nulla da fare a riguardo, se non ascoltare come se non si avesse nulla da insegnare, con la stessa tenerezza con cui ci assolviamo spesso, di nascosto, a letto prima di dormire.

Abbiamo siglato l’armistizio questa settimana, che vuole dire che io qualche volta esco invece di stare rintanata in casa e lui torna a casa a dormire in orari quasi compatibili, che io cucino qualcosa e lui (forse) porta la bambina a scuola così io posso lavorare, che mi fa i grattini ai piedi ma si guarda la real tv, che io parlo ma non dispongo, che lui pulisce i mozziconi di sigaretta dal terrazzo e mi lascia l’asciugamano sullo scaldino, la mattina.

Non parliamo mai di amore: quello sta sotto, che fa male, storto come una mano con l’artrite reumatoide. Non parliamo di amicizia: non siamo conoscenti, o amici di infanzia, non ci assomigliamo, a malapena ci conosciamo, è solo che ci siamo trovati qui e non c’è stato verso di uscirne. Nemmeno volendo, nemmeno a mettercisi di buzzo buono.

Ho imparato che un giorno odio e il giorno dopo, ormai, non ricordo. Che l’amore ti entra sotto pelle anche quando non lo vuoi. Che quegli altri sono sempre più bravi, meglio assortiti – loro non litigano su Trump, sulla Domenica che io non mi voglio muovere, voglio dormire, sull’Italia, su Dio, sul buddismo e anche su come si pulisce il water dietro, e i battiscopa – che se no la casa diventa una porcilaia. Gli altri viaggiano assortiti in coppia, e si fanno le foto, e noi abbiamo prenotato due vacanze diverse per lo stesso periodo senza avvertirci e ora voglio vedere chi rinuncia.

Noi siamo quelli al cui confronto le altre coppie diventano amori epici, unioni leggendarie, mentre noi speriamo ogni tanto che quell’altro muoia – senza dolore, per carità – per potere ricominciare senza senso di colpa.

<< Sai quei baci, quella sensazione di essere invincibili, la foga di sapere tutto dell’altro e quello che ti racconta non ti basta mai? Sai quando i suoi lembi sono roba da mangiare e tu hai la forchetta e la fame? Sai quando tutto attorno non c’è niente, tutto confuso, inutile? Non vorresti tornare indietro, non conoscermi?”.

Certo. Dice.

<< Non ti viene mai in mente, che so, di scaricare Tinder, di farti un profilo diverso, una vita diversa, di partire da zero in un segmento lontano, distaccato, senza conseguenze? >>.

Certo. Penso. Non ricordo cosa ha detto lui.