Le donne vengono da Venere e gli uomini dalle veneree.

Seriamente: ma di cosa parliamo noi donne quando parliamo? Di uomini. Noi li interpretiamo, siamo in ansia per loro, li sproniamo a diventare i migliori, li portiamo per mano in un mondo che sembra essere loro ostile, a partire da madri (dicono loro) che non li hanno mai amati, padri che non si sono mai fatti valere (ancora loro) e parenti fuori di testa. La loro battaglia inizia al momento in cui nella vita si deve iniziare a fare quello che va fatto: è lì che perdono la cirimbaccola. Ad esempio: al momento di scegliere una laurea che effettivamente potrà portare un lavoro, un qualche reddito, i nostri si buttano su filosofia, scienze del teatro africano o qualunque materia sia comunque avulsa dalla società (bene avviata) di famiglia.

I problemi si ripresentano quando arrivano i figli – è arrivato il momento di stare a casa, dico fisicamente, e preoccuparsi di qualcun’altro, te ne rendi conto? – o, peggio ancora, quando arrivano i nipoti. La domanda ricorrente nella testa delle donne riguarda la sopravvivenza dei propri piccoli, diretti o di seconda generazione, mentre quella nella testa degli uomini è ma ora non si aspetteranno mica che io mi metta a fare il nonno da parco giochi, vero? se non addirittura dove posso tenere la mia collezione di fumetti ora che i giochini del bimbo hanno preso campo?

E in questa schizofrenia esistenziale che si chiama convivenza o matrimonio, le donne si scervellano a pensare il di lui pensato, ma cosa avrà voluto davvero significare, credo che se ne sia andato dal tavolo nel mezzo del pranzo facendo finta di andare a vedere la partita di calcio in televisione perchè ha un periodo stressante al lavoro e non ce lo vuole riversare addosso, oppure, se spendere tutti i suoi soldi in ricambi auto adesso lo aiuta a stare meglio, perchè no, guarda com’è cupo quando rientra in casa, ci vuole qualcosa per tirarlo su, senza di lui siamo tutti perduti.

La vicenda assume i toni grotteschi del fumetto triviale, per cui mentre lui esce e va a travestiti (sono più completi) alle donne fanno interviste “ma tu perdoneresti o no?”. Dico ci fosse stato un cazzo di giornale che abbia chiesto a una donna “ma tu la vorresti provare una nottata con un trans?” : mai. Mentre lui tromba anche i gatti lei si spacca la testa a elucubrare teorie sul di lui malessere, in quale momento la vita gli sia diventata così ostile, eppure lui era così carino i primi due anni di matrimonio – peccato ne siano passati altri quarantasei, e cosa posso fare per tirarlo su, sai che faccio, gli regalo i biglietti per il Camel Trophy, così si rinvigorisce. Ma cara Luisa, tu vedessi com’era rinvigorito il Mario due sere fa, al bar della Stazione, in mezzo alle prostitute polacche. Sarà stanco dopo tutta quell’attività, facciamogli un bel brodo di carne.