Le nuove categorie (fittizie) dei più deboli.

juanitadepaola

Quando sono stata in Africa nel villaggio di Haubi ho acquisito nozioni di sopravvivenza alla cultura occidentale e studiato le conformazioni di cielo, che esistono e sono diverse da quella sovrastante la propria casa. Ho anche avuto modo di assistere ad un matrimonio fra una giovane donna molto grassa ed un giovane uomo molto magro: una festa di balli non scoordinati, una novità quindi, con molte persone, con un gazebo per la famiglie e i genitori e tutto il resto dello spazio meno importante per gli invitati.

Si serviva il pombe, una specie di acquina di lievito (significa letteralmente birra in Swahili) non trattata che dà la stessa sbronza di due litri di vino a stomaco vuoto e il retrogusto di sterco caramellato: ce ne hanno offerto e nonostante io ami il buzz, il primo stadio dell’incoscienza, non ne ho usufruito perchè ho dimenticato di dire che odora (pure) di vomito. Nessuno si è offeso, e credo che i miei compagni di viaggio abbiano persino osato l’assaggio – e ballato.

La sposa novella aveva un sedere immenso, le braccia come le mie cosce, seni enormi; la nostra guida e interprete ci spiegava che quell’uomo era fortunato: aveva una donna piena, capace, probabilmente fertile, forte, che non sarebbe morta di stenti e lo avrebbe fatto felice. Abbraccio appieno la filosofia, fra l’altro, del matrimonio costituito su basi solide come la sopravvivenza e il mettere la famiglia aldisopra di ogni cosa: tutto il resto non ha senso, non funziona, è un trucchetto della natura per distoglierci da fastidiosi problemi come l’estinsione o la morte.

C’erano delle ragazze che qui da noi sarebbero modelle: alte, magre, con occhi liquidi e femori infiniti, che io credevo assai più attraenti. Chiedo alla guida se questa donna molto pingue abbia qualche malattia rara, e come tutte le cose che arrivano in numero limitato fosse per quello più interessante agli occhi degli altri, che ne so, una disfuzione. No, mi risponde, mangia perchè la sua famiglia è ricca e se lo può permettere – sono sicura che sul ricco si potrebbe anche discutere in senso assoluto, ma in realtà l’unica ricchezza che conta è quella che umilia i vicini.

Dunque il grasso è una categoria trasversale, che ha origine comunque nel mangiare troppo: epifania. Guardando a distanza di anni un documentario sugli obesi che non riescono a camminare perchè non si possono alzare dal letto, o muoiono di infarto, mi chiedo se è giusto chiamarli malati. E probabilmente le persone che rovesciano capitali nel gioco delle carte o delle scommesse in genere, rovinando l’equilibrio economico ma soprattutto affettivo dei propi cari, non hanno una sindrome, ma sono degli irresponsabili egoisti. E i bambini che si alzano in continuazione, dondolano sulla seggiola, rispondono male agli adulti, probabilmente non soffrono di ADD – purtroppo per loro patiscono un’altra sindrome ancora più terribile, ovvero la dotazione di genitori imbecilli.

L’uso smodato della sentenza “attacco di panico” ha svuotato di significato lo stato terribile, tipo pre-morte, e lo ha appaiato alla bizza, alla tristezza nervosa, alla colite che accorcia il fiato e persino ai sintomi dell’ipo tiroidismo. D’altro canto ormai la lornia del lunedì mattina è depressione, il senso di attesa prima di un risultato è ansia, ansia compulsiva, ansia terribile, che poi sfocia in attacco di panico. Non si tratta più di pigrizia, ma di letargite, non chiamiamo più la fame che arriva prima di pranzo languore, ma calo di zuccheri, che fa capire che se non si mangia qualcosa a breve, nonostante i dieci chili di sovrappeso che ci portiamo addosso, sverremo battendo la testa. E forse moriremo.

Il marito che ha cominciato a bere alcol in quantità extra ordinarie e che straparla, oggi, soffre di doppia personalità, oppure è schizofrenico – e bisogna allontanarlo dal nucleo familiare per non permettergli di rovinarlo: ammetterne la defaillanse, infatti, significherebbe indagare i motivi di cui il bere, o il drogarsi, sono sintomo, e oggi abbiamo così poco tempo – e sempre poca o nulla responsabilità. Il vecchio fidanzato, in genere, viene poi rimpiazzato da uno nuovo e “finalmente” superdotato , come a fare intendere che quello di prima, quello con cui si è passato un decennio intero, era un caso disperato – e allora, per centoventi mesi, che ci avevi fatto, giocato a tappini?

La volgarità è di ogni tempo, non peggiora avanzando con le ere e gli anni, ma cambia di vestito, come muta la sua percezione; per questo è importante chiamare le cose con il loro vero nome, per non incorrere in un fenomeno globale di perdita di significato: se tutto è grossolano, niente è grossolano, se tutto è elegante, niente è elegante. E la ricerca della bellezza, della grazia, sono un dovere morale di ognuno, altrimenti poi la gente va per strada e ammazza un’infermiera con un pugno in faccia, come in un (violentissimo) cartone animato. Altro che attacco di panico.

4 Comments

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