L’estetica femminile, questa sconosciuta.

Quando molti anni fa il mio fidanzatino mi porto’ un ritratto a dimensione (quasi) naturale di me stessa nuda, col vitino di vespa, il caschetto alla Valentina e le unghie delle dita lunghe centimetri, capii immediatamente che c’era qualcosa che non andava. Primo perche’ per posare nuda mi dovrebbero dare cento gocce di Lexotan, data la self-confidence, quindi non potevao, tecnicamente, essere io; secondo perche’ non saprei esattamente dove collocare il mio punto vita, lo chiamerei piu’ rotatoria di connessione. Per quanto riguarda il caschetto con frangetta, l’ho tentato una volta e il mio chitarrista, ricordo, mi ghiaccio’ con un sembri George Harrison. Quando dopo anni ho raccontato questo episodio alla mia amica Suni, giapponese, lei molto candidamente mi chiese se lui viveva o frequentava qualcuna con quei tratti, e io ma, c’era una ragazza che faceva la massaggiatrice, M qualcosa, che viveva in casa con lui e uno dei notri ami... ci … Lo sguardo di pieta’ di Suni, non l’ho dimenticato. Ma l’argomento non e’ tanto questo, o come mi sono poi data da fare per rendere la pariglia al mio fidanzatino nella vita, quanto l’estetica femminile.

Se e’ vero che donne che dedicano la loro esistenza al (mai troppo elogiato) mammifero maschio hanno statisticamente piu’ probabilita’ di essere snelle e belle, e’ altrettanto vero che le donne con molto testosterone hanno piu’ probabilita’ di fare del buon business, insomma di essere brave professioniste, e – orrore – di avere un punto vita (molto) piu’ largo. E’ anche vero che donne con cosce di diametro inferiore ai quaranta centimetri hanno un’accentuata probabilita’ di morire di infarto, mentre quelle con la coscia superiore ai cinquanta vivono di piu’ e meglio. Ancora: quelle con il ginocchio fine e nervoso finiscono immancabilmente con l’artrosi o qualche magagna ortopedica, mentre quelle di caviglia grassa e gamba a x se ne vanno a giro zampettando fino a tarda eta’. Allora, come ci collochiamo, in mezzo fra queste statistiche e alle immagin femminili che consultiamo giornalmente su giornali, televisione, altro?

Cosa ci sta chiedendo di essere la natura e cosa ci sta chiedendo di diventare la societa’? Due figure completamente diverse e inconciliabili. Mentre la prima ci chiede di essere solide per I nostri cari, un pochino sovrappeso nel caso si dovesse allattare, fronteggiare una guerra o una tigre – I retaggi sono retaggi – non troppo alte e di farci da parte una volta che abbiamo espletato il nostro dovere: figliare – per incrementare le possibilita’ di farci riprodurre, la maledetta ha anche creato un sistema che permette agli uomini di essere fertili fino alla tarda eta’, andando a pescare in branchi piu’ giovani, squalificandoci cosi’ dai giochi non appena un pochino piu’ tardi della menopausa – la seconda, la societa’, invece, ci chiede di emanciparci completamente dalla natura, di essere sottili ma prosperose – in genere impossibile, a meno che non ci sia un impianto -, di rimanere giovani  e fertili ma di non cedere alla “lussuria” del fare I figli, se non dimostrando che nulla cambia, perdendo drammatiche dosi di chili e capelli immediatamente dopo il parto, forzandosi a ginnastiche tremende e tornando a lavoro (lasciando il proprio cucciolo) dopo un quarto d’ora dalla nascita.

Perche’ la societa’ mi chieda di diventare una silfide che nasconde la sua cucciolata, io non lo so. Quello che so e’ che se mi piego a questo orrore, c’e’ solo una persona cui posso imputare una colpa, e quella sono io. So anche che non posso essere arrabbiata con le donne che provano in una maniera o in un’altra a diventare dei simboli, qualcuno, magari sacrificando grandi fette della loro torta esistenziale in nome di chissa’ cosa, chissa’ perche’. Non ci si puo’ arrabbiare con Carla Bruni che fa sostituire in due balletti Rachida Dati, non ci si puo’ nemmeno inquietare con Pamela Anderson che ha modellato un corpo, il suo,  ad uso esclusivamente maschile, e probabilmente nemmeno con Noemi Letizia, che vuole fare l’attrice e nel frattempo fa quello che fa (ma che fa?), perche’ bisognerebbe sapere leggere le intenzioni dietro I dati, le parole, e questa non e’ cosa facile. Non ci si puo’ arrabbiare ma bisogna imparare a vedere, ad ascoltare: se Rachida e’ un nemico visibile da eliminare perche’ troppo influente presso Sarko’, l’amica che in bikini fa una grande figura senza stare a dieta e’ un nemico assai piu’ pericoloso nella nostra testa e lo eliminiamo, in genere, senza tanti frou-frou. L’attitudine a squarciarsi e gonfiarsi il corpo in segmenti per piacere al maschio (o alla femmina, non e’ detto) della Anderson e’ forse terribile, ma che dire di chi si fa di lassativi per potere mangiare molto e infilarsi, forse, la gonna di quando aveva ventanni?  Noemi Letizia e’ una bambina con dei genitori molto cattivi, che le hanno insegnato che stare al centro dell’attenzione vale bene ogni tipo di messa, e invece di pigliarsela con lei dovremmo imparare a parlare con le nostre figlie femmine, dire loro che non necessariamente sei brava se qualcuno ti dice che lo sei, non e’ vero?

C’e’ un bene e c’e’ un male, c’e un bello e un brutto, ma la maniera in cui collochiamo le cose dentro ai due contenitori e’ frutto di talmente tante pressioni ed eredita’ familiari, sociali, geografiche, culturali, che saremmo veramente degli stupidi se pensassimo di trovare un metodo unico per l’archiviazione dei dati. Eppure ci vuole coraggio, oggi, ad essere una donna, ad amare il proprio corpo senza immolarlo o idolatrarlo, a concedersi dei figli nella corsa dei ratti che e’ la vita lavorativa, a chiudere un occhio o a spalancarli tutti e due; ci vuole fegato a non ritoccarsi, a vedere la vecchiaia che avanza, rispetto ai giornali, gia’ a trentanni. Ci vuole stoffa e intelligenza per arrivare a quel momento quando il gioco finisce, quando nessuno si volta piu’ per strada, quando si diventa trasparenti, senza buttarsi di sotto dal balcone o trasformarsi in un gatto delle nevi. Li’, a quel crocevia, troveremo le amiche care, quelle che ci siamo coltivate, quelle che abbiamo ammirato e anche quelle che ci hanno fatto la corte, a tirarci su e a ricordarci che siamo delle ragazze, mai cresciute dentro, con un bel po’ di segnacci sulla faccia. E allora?

(A proposito di donne che si odano, qualcuno aveva letto questo?)

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