Mi attacchi a internet?

Juanita de Paola

Connettere fili elettrici provocando l’interazione di più elettrodomestici non necessariamente nati per stare assieme è un talento che ho ereditato dal nonno, che imparò a fare le radio con Radio Elettra subito dopo la seconda guerra mondiale. Ci sono persone che sanno trovare la strada subito, per dove devono andare: io no. Io mi perdo mille volte, poi ricordo le cose in sequenza emozionale e non reale, quindi per arrivare alla strada giusta devo fare gli stessi errori che avevo fatto la volta prima, giungere alle solite conclusioni e poi, magia, arrivare a destinazione.

Ma se si rompe un finestrino elettrico della macchina so come sostituire quell’aggeggino di plastica dentro al pulsantino e rimettere il tutto in moto. Oppure so connettere la chitarra elettrica allo stereo, filtrare tutto mediante mixer e legarci le casse libere ma anche quelle vincolate dello stereo semi compatto, infilare il cavo jack del microfono e cominciare a cantare Joni Mitchell tenednomela come corista. Dovrebbero, le persone come me, metterle in galera, per utilizzo improprio di cantanti famosi (chitarristi virtuosi, anche) cum grande divertimento.

“Risolvo” i telefonini, ad esempio, scovando i tools dopo pochi secondi: mi chiamano le amiche per cambiare la suoneria da prrin prrrin a tu-du-du-du-dooo, o per imparare ad usare la posta elettronica sul cellulare o capire cosa è l’imap. Certe volte mi chiedono con vocina flebile riusciresti mica ad attaccarmi a internet? e io rispondo certo, purchè tu mi dica quanto ci vuoi stare attaccata al giorno, conversazioni  che spero nessuno intercetti mai, ma che sono rispettose dello Stato Demenziale Tecnologico delle suddette.

Addomestico telecomandi, ovvero possiedo l’arte con cui ad un cosino coi bottoni si insegna a governare il botolo di Sky, il Dvd, il Videoregistratore, la televisione normale: premi, non più di due secondi, poi lascia e contemporaneamente fischia – funziona così. Dopo dieci minuti che avevo la wii avevo disegnato tutta la mia famiglia fino al decimo grado e passato il quarto livello di tennis allenamento.

Stamattina sono andata alla asl, a farmi fare il tagliando come si inizia a fare quando arrivano i figli e, con loro, l’idea della (propria) morte come evento naturale, da auspicarsi prima della loro. Ho fatto la fila, diligentemente ho fatto passare davanti una donnina di cinquecento anni con flebite e cifosi, mi sono fatta la pipì sulle dita per riempire il campioncino, al solito, ho masticato forte un chupa chups alla ciliegia per non svenire durante il prelievo del sangue e riso alle barzellette tetre dell’infermiera, sono svenuta e ho seguito tutto l’iter raccomandato. Poi sono andata a pagare il ticket. Poi, dopo un’osservazione intensa e sforzo di stomaco, ho chiesto alla signora della reception come faccio a fare andare la macchinetta del ticket?

1 Comment

  1. ig

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