Mi hai foderato l’animo con una stoffa magnifica.

juanita de paola

Da quando il mio amico ha deciso di farsi prete gliene sono successe delle nere: gli hanno trovato una condizione fisica mortificante, ha perso i capelli, la vista gli è calata, ha fatto un incidente, ha perso il suo migliore amico e una trentina di chili. Questo è quello che mi ha dato la misura della sua fede, ma soprattutto della vocazione: non credo che Dio, if any, vorrebbe assoldare signorini che si fanno le unghie, ma persone motivate. Quindi credo che questi, i suoi soldati,  debbano essere messi sotto torchio come una lavatrice prodotta in Germania.

Il mio amico, man mano che gliene capitava una dietro l’altra, scopriva una fede sempre più tenace, rivelava una forza mai sperata: così come gli amanti hanno la pelle che luccica quando stanno assieme, lui aveva trovato il suo compagno, la sua isprazione, e riluceva di desiderio di fondersi con esso. Lo trovavo spesso presso quella chiesina che rimane sulla strada, quando si va verso P, sulla panca ad ammirare i dintorni come se li vedesse per la prima volta. Lo guardavo, io, come si fa con i matti: ma ti serve qualcosa, vuoi dei soldi, vuoi che ci parli io? Tutto il repertorio del “ti salverò”, ma non funzionava: era tenace, al punto che gli dicevo fra un pò inizierai a portare rogna, come tutti quelli che hanno una causa per la vita che vince sulla vita.

Rideva sotto i pochi baffi e mi diceva non capisci: io cerco la chiave, tu cerchi la soluzione; io cerco di capire cosa lega il punto A al punto B, tu cerchi la strada più breve per congiungerli, senza sapere se veramente vale la pena di farlo. Tu non capisci, che il dolore è uno stato d’animo: non esiste davvero. La Grazia, quella è non desiderare altro che quello che ti accade, abbracciare i cambiamenti che ne derivano e rischiarare le giornate a chi ti sta dintorno. Tutto il resto è merda, Juanita, è pesca di beneficienza con le donnine che parlano male delle altre donnine, è approssimazione per difetto: siamo uomini, non beghine.

Quindi, per finire, ripensavo a B, a ieri sera, quando accoccolata quasi sul grembo materno della mia amica, nella sua casa che odorava di legna da camino e cose scelte con cura, mi facevo carezzare le orecchie e il cuore dalle sue parole gentili, dalla Grazia di chi ha incontrato il dolore e ancora non ha capito che ne ha beneficiato più degli altri – persino quelli che lavorano alla rai o hanno dodici figli. Se poi, come tu dici, la realizzazione fosse avere chiuso un ciclo, forse la nostra più alta speranza sarebbe morire: eppure non è così. A presto, prestissimo, sono ancora intontita.

2 Comments

  1. ig

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