Un passato di tisane

Ho iniziato a lavarmi la faccia prima di andare a letto perché fra una settimana ho quarant’anni. Metto anche una crema che leva il rossore dal mezzo delle guance, ma non ci spero più di tanto perché bevo vino e pare che quella sia la causa – dice mia sorella. Metto un unguento alla rosa che profuma come il giardino davanti casa quando ero piccola, vado a letto e sogno la carezza della mamma che sussurra va tutto bene, con quella mano ruvida e corta che è identica alla mia.

Tocca sempre a me, invece, dare quella carezza a tutti i figli che abitano la mia casa, una di questi prodotta e tutti gli altri arrivati così, per associazione: la magia delle donne credo risieda in questo infinito dare che profuma di antico e che sovrasta la mia ormai indomabile ribellione a tutto quello che puzza di tradizionale, dovuto.

“Il corpo è una magnifica macchina chimica” rispondo sempre alle amiche che hanno abbandonato la vita per le tisane, sperando che si ravvedano. Eppure quando mi fanno notare queste macchie sulle gote, che stanno sulla mia faccia struccata come sentieri principali su una mappa, mi chiedo se avrei dovuto prestare più attenzione a queste cose, tipo, a fare una vita più da signorina, a bere più acqua. Non ho mai portato con me i fazzoletti per il naso o l’ombrello, ne’ i ricambi del pannolone per mia figlia, non ho mai apprezzato il tea verde, figuriamoci se sono capace di pensare alle vene davanti ad una bottiglia di Chablis. Non ho questo meccanismo funzionante, non ho sviluppato questa capacità.

Forse per questo ho preso a dormire su un asciugamano scuro la notte, per non macchiare il cuscino, lasciando quello strato di moderna argilla ripieno di aria del giorno vissuto a proteggermi dal mio stesso rossore vergognoso, indice di quanto poco modesta io sia stata la sera prima di coricarmi.

Da un po’ di tempo in qua tengo le salviette per levare il trucco sotto il letto così nel buio, quando anche la nervosa metà che popola il mio spazio è annientata dalla pillola per dormire, posso levare quella paccottiglia, finalmente abbandonare il giorno serena e arrossata come una tonsilla.

Dormo come i bambini, ancora oggi, di un sonno felice e pieno di avventure. Spesso volo sopra il mare, con la fatica delle mie braccia così forti, e so scendere in picchiata e rialzarmi come un’aquila: questo considero uno dei doni più belli che ho avuto in dotazione e ne sono grata; ma non posso contare davvero su una pelle di pesca.

Ognuno ha il corpo che si merita, così io mi vergogno del mio, con quella pancia prominente e le gambe corte che non ho avuto la forza e la costanza di correggere – e con quella faccia a macchie. Ho scelto un lavoro dove siedo tutto il giorno, alla fine, ho favorito la mens al corpore e ormai è andata così.

Certe volte penso che le macchie siano anche le cose che non ho detto, i sentimenti che ho trattenuto. Poi invece ho prenotato una visita da questo chirurgo, che dice che mi fa venire tutta la faccia rosa, come una bambina, come se non avessi fatto altro che ingozzarmi di infusi dalla nascita. Con il laser, così non devo nemmeno patire. Ci vado per il mio compleanno.

[Main image: “origin of the beginning 3.2, 2011” – 210 x 100cm & 100 x 50cm – http://rosenfeldporcini.com/artist/levi-van-veluw/]

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