Niente scuse, stasera Vellano.

I venticinque euro stanno nel portafogli com una vecchia al Casinò. Due da dieci e uno da cinque, che stranamente non è il primo ad andarsene. E’ la legge del sta per finire, funziona anche con il cellulare, se stai finendo il credito approfitti per chiamare la nonna, il collega che rimandavi da mesi, mandare messaggi a caso: quello che ha da finire finisca. Venticinque soldi, bastino per una settimana, si faccia il piano, si schierino gli opliti, si faccia la strategia. Trascurare i soldi delle sigarette, perché quelli crescono spontaneamente nel portafogli giorno dopo giorno, ma in una settimana ci sono sette cene fuori, un week end da sostenere e le solite spese impreviste, che ti fanno barcollare, tipo l’amica che si è dimenticata il portafogli e te dici non ti preoccupare ci sono io (coi miei sei euro del cazzo, non ti dare pena, bastano a tutte e due tutta la sera se si va avanti a pane e capperi).

E lì è il divino che si manifesta, che ti fa capire che devi andare a letto, e tu lo fai perché è giusto. Lunedì sera, qualche amico fa festa a casa sua, un tempo c’era il Montecarla, ma non si può bruciare il sessanta percento delle risorse nel lundì, perché se no si arriva al sabato senza mutande. Trovare vino, trovare vino, avere sigarette pronte. Soluzione invitare un amico che nessuno invita mai, pieno di vino. Tac. Ah, già che ci sei porti sei bottiglie? Certo, certo, io porto il (che porti te Juanita?) coso. Nessuno fa mai domande. Sottrarre una delle bottiglie al gonzo mentre si entra in casa “ti posso dare una mano?” e sfoderare un sorriso da lotteria di capodanno, tieni queste sono per la casa, ma non dovevi, ma figurati, andare nelle case senza niente è da maleducati.

Ti presento il gonzo, il luppoloforo, il portatore sano di me, piacere, piafere (ha l’apparecchio), e te dove stai, io?, no tua madre, dove?, niente, non le piglia, se no non avrebbe tutti i soldi che ha, lascia perdere. Sdraiare il gonzo con due bicchieri di vino e farlo dormire fino alla fine della jam session, piantargli il muso al ritorno – guida lui, sobrio, ovvio. Stare con gli amici così è impagabile, siamo tutti senza soldi, con tanto vino e il cuore gonfio di gioia, le dita di note, la voce canterina, le ore piccole al fronte della giornata di domani che sarà piena di lavoro, come noi stravolti di occhiaie.

Canta Gianni, suona Juany, facciamo a quattro mani. Alle quattro si torna, fra quattro ore in piedi, con la gola secca di canto e sigarette e l’intestino gommoso. Martedì. E’ la sera decisiva per verificare l’andamento della settimana. E’ finito il credito del telefonino, ieri sera ho mandato messaggi anche al maiale con le ruote, ma io sono così, nei momenti di felicità mi viene voglia di avere tutti vicini, anche solo col telefono. La preparazione inizia dal pomeriggio, spulciando giornali e siti e locandine e telefonando, dov’è della buona musica dal vivo, i giochi di prestigio, la vita dov’è.

Te esci, no, te esci, no, te esci, no, io esco. Verso le sei, se non si è trovato l’asso, ci si trasforma nell’attrazione serale, e si organizza una cena. Si chiamano gli amici e si fissa, poi non mangio, io bevo due bicchieri di vino per cena da anni ormai, ma l’allegria del tavolo mi riempie, vedo la gente mangiare, bearsi dei sughini, sono felice. E si parla, e si parla, e si vuole cambiare il mondo, intanto bisognerebbe comprarsi le scarpe, tacco rotto, ma basta portarlo con eleganza. Orlo da rifare. E Dio, e la fede, e la tavola, e la toscana. E’ tempo di dare fondo al budget, qui vicino c’è un tabacchino. 3,00 euro nelle sigarette, e poi ritorno. Si paga, io ho due bicchieri di vino (credo infintamente di più ragazzi), lascia perdere te, noi abbiamo mangiato e bevuto. Come volete, come volevo. Siamo a ventidue e spiccioli, che si fa, si va a letto? Niente, tutti al campo del Poggio alla Guardia a vedere le stelle, si fa gratis. Andiamo, non venite, vado.

Mercoledì. Stasera c’è il buffet all’Astor a Firenze, con musica hip hop, entrare a diritto, mettere qualcosa di raffinato, andare e cibarsi, ballare, raggiungere un decente stato di ebbrezza per riuscire ad uscire senza aprire il portafoglio, sorridendo al buttafuori gorilla come se foste stati fidanzati alle medie, dare anche bacino senza cascare dai tacchi alti. Oppure c’è il Pirobutirro a Pistoia, con il divano morbido, mi piace addormentarmi nei locali con la gente che fa festa intorno, è come guadagnare tempo nel sonno. Qui un bicchiere di vino si può prendere, si paga poco, senza incignare il pil. A letto tardi. Siamo quasi all’inizio del Giovedì, ovvero siamo al venerdì del giovedì, per un vecchio teorema che trasforma ogni giorno nel week end di quello dopo.

L’aspettativa, Leopardi, la fanciulla, questa roba qua. Giovedì. Il giorno in cui sono nata, il giorno eletto, preferito, quello in cui tutto inizia ma niente è ancora definito. Abbiamo ancora un diciottaio di euro, perché due o tre sono finiti in buone cause. Passaggio a Montecatini terme al negozio delle russe con le magliette vere vintage, quelle che i russi non vogliono più, a un euro, si fa shopping, in genere finisco per comprare calzini lunghi, tre paia un euro, mi dà tanta soddisfazione. Il giovedì presenta una serie interminabile di divertimenti, dalla Jam session jazz a Montecatini Alto alla serata di musica dal vivo del Piro, a quella dello ZeroZeroUfo al turchetto, uscita Altopascio, più social punk.

Alla taverna di Jack dove si va e si fa la serata minuto per minuto, tanto ci sono tutti quelli ganzi che sanno sempre dove andarsi a buttare, ai concerti a Firenze, insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Stasera si cena fuori, un quartino di bianco e un po’ di pane, destiniamo tre euro alla mancia, bisogna farla girare questa economia. Venerdì. L’Eletto della settimana. L’epifania del divertimento, la sottile ansia che domani sarà già sabato, il giorno in cui si dovrebbe fare e non si sa cosa, il giorno in cui tanto vale lavorare perché a camminare in città viene lo sconforto, ci si ricorda che si ha ventinove anni, e non ci si ricorda come. Gita fuori porta, chiamare amici vecchi e nuovi, la campagna chiama e stasera è di tacchi a spillo, di cosce all’aria, di magliette senza spalline, di aperitivo elegante senza consumare, di occhiate veloci. L’aperitivo vero poi si fa al circolo Arci, un euro qualunque cosa. Oppure a casa. L’importante è l’occhio languido e la compagnia giusta, quella in cui si può ascoltare la musica alta in macchina e ballarla col sedere tutti assieme, nessuno che dice “abbassi per favore”. E’ fondamentale.

Via di pacchetto di sigarette. Tocca alle 100’s, se ne fuma meno perché sono disgustose, ma il pacchetto è quello coi colori giusti. Che sono tutte queste marche, forme, che roba è, le sigarette sono marlboro rosse o bionde. Camminare per Pistoia, piazza della Sala prima, del Duomo, tutte le piazze. Quanto ho in tasca a questo punto? Quindici, forse, nella borsa ci devono essere due chili di spiccioli da un centesimo, quindici e due chili. Tizio fa una festa a casa sua, si va, si canta, si balla, che si fa, qualcosa si farà. Patatine, noccioline, arachidi, pistacchini, via in bocca. Siamo alle due, il venerdì è ancora un neonato, siamo tutti sul barcollo, finalmente si può parlare e ridere anche con chi non si conosce. Oh, ma ti ricordi quella volta che? Oh, hai visto quella come s’è tirata, sembra una bomboniera, guarda lui che scarpe di legno, guarda quello e guarda questo. E giù risate, ma ora che si fa? Si sta qui dove siamo, che in genere è un posto bello, accogliente, come piace a noi, ci si lascia passare la notte addosso come una doccia pigra. Ho ancora un sacco di soldi.

Sabato. Non sento scuse, stasera Vellano. Stasera voglio la cucina di Michele e la compagnia di Rachele, l’allegro suono dei musicisti a un metro dal tavolino, le risate della Locanda, che ora si ride meno perché è morta Moira, e siamo tutti contriti. Stasera capra, pasta con broccoli e salsicce, non li mangerò, ma ormai ne conosco l’odore a memoria. Mi fai assaggiare un pezzettino? C’è anche la zucca marinata, strepitosa, olive nere grosse come pugni di bambino, c’è il caminetto che vorresti fosse ancora più enorme, per sdraiartici dentro. I musicanti finiscono di cantare verso mezzanotte, via allo zero zero ufo a risentire musica dal vivo, poi mettono jammin e si balla tutti come oranghi, dondolando da una parte all’altra. L’altra settimana si è avvicinato un bambino di ventanni e mi ha chiesto se lo volevo sposare, dopo che avevo suonato due pezzi con Emiblues, e non ho capito se era perché ero vestita come Milly Carlucci in un circolo dove le donne (orientazione sinistra) hanno sneakers e pantaloni bagonghi o perché aveva apprezzato la performance, credo nessuna delle due.

E dopo? Tutti da Manolo, che è un artista, un generoso, offre strumenti, ospitalità e talento a chi lo va a visitare nella sua Casbah, a suonare di nuovo fino alle sei del mattino. Domani si potrà dormire, che è l’unica cosa sapiente da potere fare di Domenica. E ho ancora un sacco di soldi.

7 Comments

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