Non ho nemmeno dovuto annaffiare i bengiamini.

JUANITA

Piove sul caldo imbecille di inizio Giugno, che non serve a chi è ancora a scuola e irrita chi deve lavorare. Piove sul basilico, che da solo costituisce un verso di  poesia – come il timo, la salvia, i fiori di campo. Sta grandinando sulla finestra spruzzata di glassex che è di nuovo macchiata, e sul tappetino del balcone che puzza di piedi anche se non ne ha mai sopportato uno. Piove sulla banfa del giardinetto sotto casa, martoriato dalle merde di cane e non più dai piedi dei bambini che ci possono correre sopra: e poi le siringhe, le lattine, i fazzolettini usati, i preservativi – un amore finito, che sbarra la storia d’affetto fra i piedi nudi e l’erba.

Piove sugli impegni che oggi ho rimandato senza avvertire i diretti interessati: ho staccato il telefono, spento il cellulare, abbassato le persiane per scoraggiare amici e amiche dal venirmi a bussare all’improvviso come hanno preso a fare da un pò di tempo a questa parte. Piove sul Lunedì di domani che si prepara oggi, e sui tavolini dei ristoranti all’aperto del borghetto qui sopra. Piove sui bengiamini che dovevo annaffiare e che invece, toh, hanno fatto tutto da soli. L’acqua che monda la cittadina in festa per rendercela domani com’era prima: vuota, paurosa, sintetica.

L’ubriacatura comunitaria e benevola lascia il posto ai rivoli d’acqua, bevono le vespe e anche le lucertole. Ogni lungo viaggio inizia con un piccolo passo, e oggi piove come accadrà fra trentanni, quando sarò ancora viva, grassa come un oboe e piena di nipoti – se Dio mi dà la grazia. Soffia un venticello caldo, che porta in alto l’umido dell’erba lavata, l’aroma del fieno secco dei campi attorno, che qualcuno trasformerà in parcheggio. Trascina la sconfitta dei tromboni e l’inizio incerto di qualche flauto traverso, ma i direttori d’orchestra, quelli, sono ancora nelle grotte al riparo dall’acqua. Poco importa, sono gocciole calde, che non piegano gli steli, che riempiono i vasi rossi che non sono più di coccio, che si infilano nelle grate intasate ieri di aghi di pino e oggi di sacchetti ti patatine. Che importano queste cose? Niente, perchè la pioggia è uguale da chissà quanto.

Piove sull’amplificatore che suona Glenn Miller, perchè vivere una vita eroica con una colonna sonora di tutto rispetto è solo questione di ostinazione mescolata a manie: la differenza fra sapere giocare una partita interessante e il ripiego, questo cerchiamo di sviscerare. Piove sul capitale investito, che cerca la sua remunerazione – che sfiga: noi cerchiamo vita, voi cercate raddoppi. Piove  sui tubi giapponesi che quando c’è vento cantano monocordi, amplificando la nostra voglia di stare per sempre nelle braccia della mamma che ci canta la ninna nanna. E’ tutto bagnato, sanato. Se fossi sola, oggi, passerei la giornata sulla poltrona qui all’aperto, per ricordarmi che io sono l’ambiente. Piove sui corpi che galleggiano gonfi nell’acqua dopo avere cercato la terra promessa: diventano verdi, li mangiano i pesci, e noi mangiamo le sogliole a pranzo. Cercare la gioia fuori di sè porta la morte o, peggio, il delirio.

6 Comments

  1. ig

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  2. Juanita de Paola

    Cara Daniela, in ogni riga che scrivi c’è qualcosa che mi piace moltissimo: mi interessa molto quello che pensa una perfetta sconosciuta, specialmente se mi arriva dolce come le tue parole. Vellano mi fa sorridere solo a nominarla, ora sono curiosa come una scimmia. qualche volta, ti dirò, non capisco nemmeno io quello che scrivo quando lo rileggo e mi ci schianto a ridere, dico, ma è mai possibile accozzare tutto lì nel mezzo in quella maniera? Ti saluto Vellano, magari un giorno d’Agosto passi e mi saluti tu, in Vellano (risiedo al circolo arci e da Vinicio a momenti alterni durante la giornata, comunque gottino di vino 1 euro).

  3. Daniela

    Ti leggo da tempo con piacere e spesso condividendo quello che pensi e scrivi; qualche volta ti dirò non capisco, ma mi piace leggerti lo stesso. Volevo dirti, se mai ti interesserà quello che pensa una perfetta sconosciuta, che in questo post hai davvero superato te stessa. Superlativo , semplicemente.
    Salutami Vellano, non sono nata nei pressi solo per un caso.

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