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Martedì 2 Settembre 2003 La malattia mi ha ricoperto come un cappuccio per le galline ed effettivamente l’effetto è il solito: non faccio altro che dormire, sudare e dormire, dormire e guardare la televisione, mangiare il brodino cercando di deglutire il meno possibile perchè mi fa un male boia, dormo, faccio gli incubi e ci ridormo sopra. Pensavo che se il mio corpo mi ha castigato così pretende che io faccia una vita più morigerata quindi smetto di fumare. Qui lo dico e qui inizia la scommessa con nonna Elena, chi perde versa 500€. Questo è il terzo giorno, novanta sigarette che non ho fumato, la testa mi gira inverosimilmente, mi viene da vomitare e mi sanguinano tutte le gengive. Voglio quella pallina che si mettono i masochisti in bocca, ho una smania che nemmeno a sei mesi al primo dentino.

Venerdì 5 Settembre 2003 “Sotto dettatura” Febbre, febbre, febbre, sudare, un corpo in rivolta ai ritmi imposti per mesi, quasi due anni, senza tregua. Ora, al raggiungimento dei primi obiettivi, si è finalmente lasciato andare. E oggi è la centoventesima sigaretta che non fumo, mi manca la mia postura, le mie volute di aria grigia, il gesticolare con le dita, il mio calmante naturale. Ho smesso. Le gengive impazziscono di smania, i vasi si ridilatano, non posso credere che solo dopo quattro giorni la pelle abbia questo bianco bellissimo, lucido: ho incaricato Federica di comprare un rullino a 400° iso per farmi fare fotografie nei momenti di febbre alta, per archiviare immagini degli imperlamenti e dare il giusto trofeo a queste ghiandole sul collo che mi hanno tramutato in Don Chuck Castoro. Corrono in pensieri qui, non posso fare altro che disegnare il mio sudario nel letto e guardare ogni tanto un pò di televisione, ma il malditesta – non so se della febbre o dell’astinenza da nicotina – non permette grandi maratone.

Bella la televisione, erano anni che non ci stazionavo davanti come una mucca al pascolo, stesso sguardo vivo. Belle le trasmissioni su Sky, nei quattrocento ci sono i documentari di ogni genere, riconosco la voce di Francesco in un sacco di pubblicità e di voci che sento dovunque dalla scatola magica, mi fa impressione, una bella impressione. Nonna e mamma mi fanno i grattini ai piedi da mattina a sera, mamma mi vola intorno come una farfalla, con il suo sorriso bello, mi fa stare serena così. Tonsillite, dunque. Non tumore come previsto. Le ghiandole come palloni, dice il dottore, sono una difesa, ci metteranno un pò ad andare via, ma lo faranno. Tonsille purulente, il dolore copre anche tutto l’orecchio destro, quello da cui non sento. Ma ieri sera ho pianto tanto, anche stamani all’ospedale. Ho avuto paura, il collo gonfio non è una cosa rassicurante, specialmente per noi ipocondriaci. E ho tirato di nuovo le somme: chi c’è, chi non c’è, ma soprattutto perchè. E comincio a capire, dio se comincio a capire. “Ha voglia l’asino a cinguettare, un raglio ogni tanto scappa” dice un detto toscano. Me ne deve essere scappato uno fortissimo. Oggi è venuto Flavio, ieri sera Giulio e l’Alex, mi piacerebbe andare al Cinese.

juanita

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