Parlavo di te.

Parlavo di te, scrittore di canzoni che a quarantanni ci crede. E di te, travolgente donnaccia che li ha passati tutti e ora porta la gonna longuette. E di te, cara amica che non si e’ mai vista bella nonostante le gambe lunghe come l’Italia. Ma anche di te, giovane Savonarola dalla dissonante struttura ossea: nata per peccare, cresciuta per negarsi. Di te, Gargantua del godimento, teorica della gioia. O di te, musicista per amore, cuoca di vocazione. Oppure ancora di te, giornalista in cerca di affermazione, disperato per il grande scoop. Parlavo di voi continuamente, e me ne sono accorta oggi, dopo avere ripreso in mano una cartellina da svariati giga, con dentro le vostre foto e i diari dedicati a voi, che hanno senso ora, mai prima d’ora. Ho capito quindi dove infilarvi nella memoria e nelle sottocartelle, vi ho organizzato come un monaco amanuense, vi ho riguardato, vi ho amato per esserci e perche’ la terra, con voi sopra, e’ un posto bello.