Pensavo fosse un letto, invece era uno stanzino.

Mi scrivi dicendomi che ti piaccio molto, mi mandi i messaggini, sai che sono in una posizione di debolezza e quindi fai due più due, certo. Il punto è che sei abituato a donne meno testosteroniche, con tutto il rispetto, e pensi che io stia lassù sulla torre ad allungarmi la treccia e filare il fuso, in attesa del principe sul drago. Ho invece speso l’ultimo anno ad arredarmi la camera, mi sono tagliata i capelli e ho messo un sistema Bose per godermi Scott Matthews a volume smodato, come in Balle Spaziali.

Io, Andrea, non ho nessuna voglia di essere salvata – ma grazie per il pensiero. Non ho debolezze che voglio esporre, purtroppo, non nascondo le mani dentro le maniche del maglione troppo largo – mi stanno tutti stretti o giusti – nè accovaccio le gambe sulla seggiola. Non chiamo le amiche alle due di notte per fare di ogni disgrazia una piccola trama per aspiranti Grecia Colmenares e non mi metto a ballare sui tavoli quando sono felice.

Stavi bene con quel giacchetto, però. Sospetto che tu lo metta con tutte, ma spero di no. Questa è una di quelle cose che detesto di questi anni promiscui, quando fai quelle facce, in quei momenti, le hai già fatte prima? Dico, le cose che mi dicevi, erano solo per me, o facevano parte di un repertorio? Che orrore, sappi che almeno dalla mia parte io non ho mai usato la stessa frase con uomini diversi, non una volta, nemmeno se mi veniva spontaneo.

Ma dimmi, allora, quel giacchetto lo metti con tutte, ora, prima, ora come prima? E che cosa ti dicono? E tu cosa rispondi? Hai anche tu la capacità di scordarti le persone passate per lasciare posto a quelle future? E quando te lo levi, il giacchetto, fai sempre quella battuta? Vedi, sei troppo stupido per una come me, io sono un uomo con delle tette da infarto, e certi giochetti bisogna che tu li faccia con quelle come te. Donne col pisello al posto della testa.